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 ITALIA - ITALIA - Eutanasia. Processo Cappato/Welby rinviato
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22 ottobre 2018 14:40
 
E' stato rinviato a lunedì 12 novembre il processo davanti alla Corte d'assise di Massa che si è aperto questa mattina nei confronti di Marco Cappato e Mina Welby, rispettivamente tesoriere e co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, per la morte di Davide Trentini, il malato di Sla di 53 anni deceduto lo scorso anno in Svizzera. Entrambi sono chiamati a rispondere del reato di istigazione e aiuto al suicidio, sotto forma di concorso, fornito all'ex barista toscano. Davide Trentini era malato di sclerosi multipla dal 1993. Aveva 53 anni e la sua vita, segnata da una salute progressivamente sempre più deficitaria, era diventata un calvario. Per questo ha contattato prima Marco Cappato e poi Mina Welby, per poter conoscere come accedere alla morte volontaria in Svizzera. Dopo vari incontri e dopo l'aiuto di Mina nello sbloccare alcune procedure burocratiche - svolgendo anche il delicato ruolo di interprete in lingua tedesca con la medesima clinica elvetica - Davide ha ricevuto il cosiddetto semaforo verde. In un messaggio di saluto, che ha voluto lasciare attraverso l'Associazione Luca Coscioni per spiegare e rendere pubblica la sua decisione, Trentini ha detto: ''Basta dolore''. ''La cosa principale è il dolore, bisogna focalizzarsi sulla parola dolore. Tutto il resto è in più''. Così il 13 aprile 2017 in una clinica di Basilea, accompagnato da Mina Welby, ha scelto l'eutanasia, attraverso il suicidio assistito. Si tratta, nello specifico, di una forma di eutanasia, legale in Svizzera, dove a seguito di un iter strettamente regolamentato, e sotto controllo medico, la persona che ne fa richiesta autonomamente si somministra il farmaco, senza intervento di terzi.
Il giorno dopo Mina Welby, che gli era stata affianco e d'aiuto nel viaggio, e Marco Cappato, che aveva raccolto, attraverso l'associazione Soccorso Civile Sos Eutanasia di cui fanno parte entrambi insieme a Gustavo Fraticelli, i fondi mancanti per pagare la clinica Svizzera, si sono presentati presso la stazione dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi. Anche in questo caso, come in quello di Dj Fabo, una disobbedienza civile volta a mettere sotto processo l'articolo 580 del codice penale, rubricato ''istigazione o aiuto al suicidio'', che sostanzialmente vieta in Italia l'aiuto all'atto di morte volontaria consentito in Svizzera. L'autodenuncia di Mina Welby e Marco Cappato ha aperto un nuovo fronte processuale che mette in gioco la loro libertà: violare l'articolo 580 del codice penale, infatti, significa poter essere condannati dai 5 ai 12 anni di reclusione.
Domani, martedì 23 ottobre, si terrà a Roma l'udienza a seguito di dubbio d costituzionalità sollevato dalla Corte di Assise di Milano nel processo a carico di Marco Cappato davanti alla Corte Costituzionale. Una battaglia condotta insieme a Dj Fabo a cui, attraverso un'azione di disobbedienza civile, offrì, su sua richiesta, assistenza al suicidio, contravvenendo l'art. 580 del Codice penale, denominato proprio ''Istigazione o aiuto al suicidio''. Dopo il suo atto di disobbedienza civile, Marco Cappato è stato giudicato in primis dalla Corte di Assise di Milano che ha emesso lo scorso febbraio una ordinanza di remissione alla Consulta per il giudizio di costituzionalità della norma. La Corte Costituzionale sarà chiamata a definire una volta per tutte se il reato di aiuto al suicidio è ancora conforme alla Costituzione italiana. "Il percorso del tema del fine vita in Italia, quindi, si trova nei pressi del bivio più importante della sua storia", ricorda una nota dell'Associazione Luca Coscioni.
(AdnKronos)
 
 
 
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