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 ITALIA - ITALIA - Eutanasia. Dibattimento pubblico per vicenda Massa
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17 maggio 2018 11:31
 
"Di fronte a una imputazione che include l'istigazione al suicidio oltre che l'aiuto materiale, riteniamo indispensabile andare a un dibattimento pubblico, anche nella speranza di aiutare il Parlamento a mettere in discussione la legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia che da oltre 4 anni e mezzo giace alla Camera". Cosi' l'avvocato Filomena Gallo, segretario dell'associazione Coscioni, sulla richiesta di giudizio immediato presentata al tribunale di Massa (Massa Carrara) per Marco Cappato e Mina Welby per il procedimento che li vede indagati per la morte di Davide Trentini, 53 anni, ex barista di Massa malato di Sla dal 1993, avvenuta col suicidio assistito a Basilea il 13 aprile 2017. Per Cappato e Welby, rispettivamente tesoriere e copresidente dell'associazione, la procura di Massa ha chiesto il rinvio a giudizio. La difesa, chiedendo il giudizio immediato, rinuncia all'udienza preliminare fissata per il 31 maggio per andare subito davanti alla corte d'assise. Cappato e Welby si autodenunciarono ai carabinieri il giorno dopo la morte di Trentini che aveva chiesto il loro aiuto. In un messaggio di saluto Trentini aveva detto: "Basta dolore". Ad accompagnarlo in Svizzera fu Mina Welby mentre Cappato si adopero', attraverso l'associazione Soccorso civile Sos eutanasia, per raccogliere i fondi mancanti per pagare la clinica. "Anche in questo caso come in quello di Dj Fabo una disobbedienza civile volta a mettere sotto processo l'art.580 del codice penale" si spiega dall'associazione Coscioni che sottolinea come "l'autodenuncia di Cappato e Welby ha aperto un nuovo fronte processuale che mette in gioco la loro liberta'". La decisione "di rinunciare all'udienza preliminare porta di nuovo Marco Cappato, dopo il fronte processuale aperto per l'assistenza offerta a Dj Fabo, davanti a una corte di assise - conclude l'associazione -. Questa volta insieme a Mina Welby. Saranno giudicati per un reato punito in Italia in modo grave, proprio mentre la Corte di assise di Milano, tramite ordinanza, ha rimesso la stessa norma alla valutazione della Consulta per giudicarne i profili di costituzionalita'". 
 
 
 
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