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Nel caso di Terri Schiavo si e' trattata di eutanasia attiva
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Lettera 
3 giugno 2006 0:00
 
Come e' possibile dire che il caso di Terry in un Vs articolo purtroppo pubblicato per gli inconsapevoli non del mestiere, non e' Eutanasia attiva? La risposta mia e' nel Forum ma cosi' non si informa la Gente ... la si confonde. E molto d'altro. Consultate la Vs Legale che Legalmente potra' definire e spiegare con precisione cosa e' stato il caso Terry!
grazie per l'attenzione ma se non si sta attenti va a finire tutto " a tarallucci e vino " e sulla pelle di tutti questa consuetudine Italiana fara' molti danni e trovera' terreno facile a chi in malafede e per interessi vari tende a rendere meno laica e civile questa Ns Italia in cui dobbiamo vivere fino alla Ns (non altrui) fine! Ricordatelo sempre
Domenico de Giacomi
Iscritto ordine dei medici di udine 4632

Risposta:
Gentile signor De Giacomi,
Ci permettiamo di essere in disaccordo con lei, pur con la consapevolezza che le definizioni giuridiche da lei invocate non sono mai cosi' definite e definitive, e variano da Paese a Paese.
1. Come sapra', essendo lei consapevole e del mestiere, l'eutanasia attiva e' proibita dalla legge della Florida e da quella federale degli Stati Uniti. Se si fosse trattato di "eutanasia attiva" (cosi' come e' giuridicamente definita in quel Paese), era improbabile che molteplici tribunali locali, statali e federali autorizzassero cio' che si e' poi concluso con la morte di Schiavo. In altre parole, i giudici americani sembrano essere d'accordo sul fatto che non si trattava di "eutanasia attiva" come lei invece sostiene.
2. Si e' trattato invece di "eutanasia passiva", ovvero quando vi e' la cessazione del trattamento di sostentamento vitale. Anche se non e' cosi' per la giurisprudenza italiana e vaticana, infatti, l'alimentazione artificiale e' considerata da moltissimi ordinamenti giuridici occidentali (tra cui gli Usa) un trattamento medico, e come tale puo' essere rifiutato dal paziente (anche tramite il living will) o dal suo tutore. E' questo il caso di Terri Schiavo.
3. L'articolo a cui lei si riferisce (clicca qui), secondo cui il caso Schiavo non e' eutanasia, da un punto di vista medico-legale e' quindi impropria, come e' impropria la sua definizione di "eutanasia attiva". Pero', ce lo consenta caro dottore, il tema dell'eutanasia non puo' essere ridotta ad una mera questione legalistica. Il tema della buona morte e' prima di tutto una questione filosofica che appartiene alla coscienza dell'individuo, anche quello "inconsapevole", come lo definisce lei. In quest'ottica, l'affermazione di Primo Mastrantoni e' a nostro avviso piu' che giusta, e coglie perfettamente l'assurdita' del caso Schiavo. Se per eutanasia (etimologicamente e non giuridicamente parlando) si intende buona morte, e' chiaro che una iniezione letale si avvicina molto di piu' a questo concetto di quanto lo facciano disidratazione e fame. Quello di Mastrantoni era un invito a riflettere sul paradosso per il quale e' vietata l'eutanasia attiva in quanto considerata omicidio, ma e' ammessa l'eutanasia passiva che potenzialmente provoca sofferenza (anche se cosi' sembra non essere stato per Schiavo).
Infine, il suo invito al mondo dei "del mestiere" a discutere di questo tema e' condiviso a pieno. Purtroppo i suoi colleghi ed i legislatori non lo fanno. E quindi dobbiamo farlo noi "inconsapevoli", con la speranza di divenirlo sempre meno. In fondo, la vita e' anche nostra, non solo quella dei "del mestiere".
 
 
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