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Abolire la parola "terminale"
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Lettera 
30 ottobre 2006 0:00
 
Sono un medico palliativista in servizio presso l'ospedale C.Forlanini di Roma. Da molto tempo mi dedico alla terapia dl dolore e soprattuto alle cure palliative. A tale riguardo, nel 2004 ho promosso ed organizzato presso l'aula magna del mio ospedale un convegno dal titolo "I percorsi del dolore della sofferenza", sito web: www.ipercorsideldoloreedellasofferenza.it L'approccio e' stato multidisciplinare, come ho avuto modo di imparare in francia, a Montpellier ed a Parigi. Gli atti sono disponibili sotto forma di dvd. Il mio scopo e' quello, in futuro, di creare una rete di scambio di informazioni e di cultura del palliativismo inteso come qualita' e vivibilita' di una terminalita'. Si potrebbe iniziare con l'abolire il termine terminale, odioso, violento e soprattutto inutile, come il dolore! In attesa di vostre notizie vi porgo i miei piu' sinceri saluti.
Tullio, da Roma

Risposta:
La ringraziamo della sua lettera che pubblichiamo su Vivere & Morire. Per quanto riguarda la parola "terminale", generalmente non siamo cosi' preoccupati di questioni terminologiche o di "political correctness", ma la invitiamo a suggerirci un'alternativa, sempre tenendo in mente che in qualche modo il concetto deve poter essere espresso... o no?
 
 
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