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Legalizzare fa sempre bene. Il caso dell'eutanasia, e non solo
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Comunicato di Vincenzo Donvito
4 ottobre 2013 12:53
 
 Alcuni comportamenti individuali con in genere ricadute solo su se stessi, pur se vietati dalle nostre leggi, sono diffusi. Chi li pratica non si fa scoraggiare dai potenziali rigori della legge e li mette ugualmente in atto, preferendo di accettare il rischio pur di non fare a meno dei giovamenti che questi comportamenti gli arrecano. Il caso piu' diffuso e' quelle delle droghe illegali: milioni di persone le usano nonostante sia illecito il consumo e illegale il possesso (i limiti tra uso personale e spaccio sono molto labili). Per procurarsi queste sostanze, i consumatori consapevolmente si rivolgono agli spacciatori (che sono riforniti da trafficanti legati alle organizzazioni internazionali di narcotraffico -i maggiori delinquenti mondiali in assoluto), legittimandone -quindi- l'esistenza e il business.
Nei giorni scorsi le autorita' Usa hanno chiuso un sito web, Silk Road, dove si vendeva tutto cio' che di illegale esista al mondo: armi (fuori dei circuiti ufficiali, ovviamente), droghe, farmaci, etc. E' di oggi, in merito, la protesta del leader australiano di Exit International (associazione pro-eutanasia), perche' diversi loro membri compravano su questo sito il Nembutal, un farmaco che li aiutava a suicidarsi e che e' ovunque fuorilegge. Il fatto che la transazione per l'acquisto fosse confidenziale, faceva loro correre il rischio di servirsi di tale supporto; oggi -dicono ad Exit- dovranno usare metodi meno sicuri (aziende cinesi, per esempio) dove le transazioni non sono anonime ed e' alto il rischio che siano intercettate dalla polizia... che arrivera' a casa invece del farmaco.
Due situazioni -quella delle droghe illegali e dei farmaci eutanasici- che mettono in evidenza come l'essere umano, pur di procurarsi cio' che vuole, e' disposto anche a delinquere. Chi offre loro questi prodotti illegali e' ben consapevole e si organizza sempre meglio per il proprio business, vuoi che siano i mega-carichi di droga che viaggiano su navi, aerei, sottomarini o dentro i corpi delle persone (i cosiddetti muli), vuoi che siano Reti informatiche parallele a quelle ufficiali dove l'anonimato e' garantito (com'era nel caso di Silk Road). Risultato? Delinquenti gli acquirenti/consumatori, delinquenti i venditori, delinquenti i produttori. Risvolto? Meno sicurezza per tutti e piu' impegno delle forze dell'ordine, mercati paralleli esenti da ogni imposizione fiscale, culture e pratiche dell'illegalita' che entrano nel DNA di ognuno.
A questa situazione potremmo aggiungerci anche la realta' della prostituzione (in Italia piu' che altrove) e il quadro di come si fomenta illegalita' e clandestinita' si completa meglio.
Domanda: sarebbe cosi' difficile legalizzare l'eutanasia, le droghe oggi illegali, la prostituzione? Dove cio' accade, questi fenomeni sono usciti dall'illegalita' e il loro uso (per le droghe) registra un calo, mentre per eutanasia e prostituzione e' diventato un uso consapevole e senza risvolti legali e sanitari. Per chi, invece, continua ad essere alfiere dei divieti, la prospettiva e' solo quella di continuare ad avere a che fare con mondi paralleli di illegalita' e “suicidio” civile.
 
 
 
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