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RU486 e day hospital. Un problema semplice con una soluzione semplice
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Comunicato di Vincenzo Donvito
8 agosto 2020 18:17
 
 Nei mesi scorsi il polverone sollevato dalla giunta regionale dell’Umbria che aveva bloccato l’erogazione della pillola abortiva RU486 con sistema di day hospital, ha fatto tornare i fantasmi dell’aborto clandestino anche nel nostro paese, Un nuovo ed ennesimo episodio dell’eterna lotta di chi, contrario all’interruzione di gravidanza per motivi ideologici, cerca di imporre il proprio pensiero anche a chi la pensa diversamente. Un’occasione, questa dell’Umbria, solo politica, visto che i leghisti non hanno una linea unica sulla materia aborto; dipende dal vento che tiraalle opportunità e alle alleanze che intendono stabilire o hanno già stabilito. L’aborto e le donne, quindi, usati alla bisogna per galvanizzare e focalizzare le proprie strategie politiche.

Poi, ovviamente ci sono anche quelli (spesso indicati come fondamentalisti cattolici) che ritengono che l’eliminazione dello zigote sia un assassinio di per sé. Liberi di pensarlo. Ma siccome alla base del loro convincimento c’è un assioma religioso e non scientifico, è bene che si diano una calmata tutte le volte che, invece di parlare per se stessi, pretendono di esprimere, anche giuridicamente, l’opinione di tutti.

Alla norma precedente che lasciava sostanzialmente ogni Regione libera di decidere come riteneva opportuno, grazie all’intervento del ministro della Salute Roberto Speranza, la situazione si è modificata: "Le nuove linee guida, basate sull'evidenza scientifica, prevedono l'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana”, ha scritto il nostro ministro, precisando che a giorni saranno vergate nero su bianco.

Un problema semplice, in un Paese in cui l’interruzione di gravidanza non è più da decenni un reato contro la stirpe (1), con una soluzione semplice. Lode al nostro ministro.

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