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Autovelox e ricorsi. Approvati e omologati. Non sempre conviene
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24 aprile 2024 15:36
 

La Corte di  Cassazione ha sentenziato che i rilievi autovelox, per la loro validità al fine di comminare un’infrazione ai limiti di velocità, devono essere registrati da strumenti che non devono solo essere approvati ma anche omologati. Un passaggio in più per certificare la loro efficacia ed efficienza.

Questa sentenza ha avuto un certo rilievo mediatico, soprattutto paventando che molte amministrazioni comunali dovrebbero di conseguenza fare a meno di molti proventi che, spesso, fanno parte dei loro bilanci preventivi.

Pur considerando che ci sono diversi Comuni che sono delle sorte di star in materia (Firenze, Milano e Roma sono ai vertici), con introiti (per fare cassa) di diverse decine di milioni, sullo specifico di questa sentenza di Cassazione occorre andare cauti.

Si tratta di una sentenza che dice il contrario di quanto sostenuto da una circolare del ministero dell’Interno, a fronte di una legge che non specifica niente in materia.
Il ricorso al giudice di pace potrebbe anche avere un risultato positivo per chi lo propone, ma a fronte di questo quadro normativo incerto, non si può escludere che il Comune che perde il giudizio possa poi fare ricorso in Appello dove, oltre ai costi del giudizio e l’obbligatorietà di un legale, il dovuto economico andrebbe ben oltre il valore del pagamento della sanzione. A parte le posizioni di principio, quindi, il ricorso sarebbe anti-economico… per esempio, ammesso e non concesso che la corte d’Appello dia ragione all’automobilista, non si può escludere che le spese legali vengano compensate tra le parti…. e anche questo potrebbe essere un costo oltre il valore economico della sanzione.

In questo caso, rispetto ad altri ricorsi che abitualmente consigliamo (anche per autovelox, per esempio quelli con cui vengono comminate le multe seriali o per segnaletica errata o insufficiente) non ci sentiamo di stimolare i multati a procedere.

Siamo in presenza di un evidente vuoto normativo che non pende necessariamente a favore del multato, ma lascia tutto molto incerto, pur in presenza di una sentenza autorevole come quella di Cassazione.

Il vuoto normativo sarebbe opportuno che il legislatore lo colmasse, anche in virtù del fatto che la Camera dei deputati tra non molto si dovrebbe esprimere sulla riforma al codice della strada già approvata dal Senato, riforma che tratta di autovelox ma non nel merito della nostra questione.


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Questa sentenza ha avuto un certo rilievo mediatico, soprattutto paventando che molte amministrazioni comunali dovrebbero di conseguenza fare a meno di molti proventi che, spesso, fanno parte dei loro bilanci preventivi.

Pur considerando che ci sono diversi Comuni che sono delle sorte di star in materia (Firenze, Milano e Roma sono ai vertici), con introiti (per fare cassa) di diverse decine di milioni, sullo specifico di questa sentenza di Cassazione occorre andare cauti.

Si tratta di una sentenza che dice il contrario di quanto sostenuto da una circolare del ministero dell’Interno, a fronte di una legge che non specifica niente in materia.
Il ricorso al giudice di pace potrebbe anche avere un risultato positivo per chi lo propone, ma a fronte di questo quadro normativo incerto, non si può escludere che il Comune che perde il giudizio possa poi fare ricorso in Appello dove, oltre ai costi del giudizio e l’obbligatorietà di un legale, il dovuto economico andrebbe ben oltre il valore del pagamento della sanzione. A parte le posizioni di principio, quindi, il ricorso sarebbe anti-economico… per esempio, ammesso e non concesso che la corte d’Appello dia ragione all’automobilista, non si può escludere che le spese legali vengano compensate tra le parti…. e anche questo potrebbe essere un costo oltre il valore economico della sanzione.

In questo caso, rispetto ad altri ricorsi che abitualmente consigliamo (anche per autovelox, per esempio quelli con cui vengono comminate le multe seriali o per segnaletica errata o insufficiente) non ci sentiamo di stimolare i multati a procedere.

Siamo in presenza di un evidente vuoto normativo che non pende necessariamente a favore del multato, ma lascia tutto molto incerto, pur in presenza di una sentenza autorevole come quella di Cassazione.

Il vuoto normativo sarebbe opportuno che il legislatore lo colmasse, anche in virtù del fatto che la Camera dei deputati tra non molto si dovrebbe esprimere sulla riforma al codice della strada già approvata dal Senato, riforma che tratta di autovelox ma non nel merito della nostra questione.


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