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 ITALIA - ITALIA - Comitato Nazionale di Bioetica: pareri sull'utilizzo degli embrioni soprannumerari - 11 Aprile 2003
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Documento 
2 maggio 2003 13:45
 
I due pareri, quello di maggioranza e quello di minoranza, del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) sulla richiesta del ministro Letizia Moratti.

La mozione adottata -con 26 voti a favore su 42 presenti- e' stata presentata dai professori Mario Fiori e Adriana Loreti Beghe'.

RISPOSTA DEL CNB AL MINISTRO MORATTI


1. In relazione all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'U.E. il Ministro Moratti ha richiesto al CNB se sia eticamente lecito:
a) svolgere sul territorio nazionale ricerche utilizzanti embrioni umani anche soprannumerari che ne determinino la distruzione;
b) svolgere ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani prodotte in data successiva all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'Unione Europea;
c) produrre cellule staminali derivate da embrioni umani anche soprannumerari.


2. Considerando:

a) che gli embrioni umani sono vite umane a pieno titolo;
b) che esiste quindi il dovere morale di sempre rispettarli e sempre proteggerli nel loro diritto alla vita, indipendentemente dalle modalita' con cui siano stati procreati e indipendentemente dal fatto che alcuni di essi possano essere qualificati -con una espressione discutibile, perche' priva di valenza ontologica- soprannumerari;
c) che (secondo il dettato della c.d. Convenzione di Oviedo) la sperimentazione a loro carico e' giustificata unicamente se praticata nel loro specifico interesse e non possa essere giustificata dal pur rilevante interesse generale della societa' e della scienza e che quindi non possa in alcun modo sostanziarsi nella loro distruzione;
d) che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza, riconosce l'esistenza di diritti fondamentali quali il diritto all'integrita' fisica e psichica di ogni individuo nei confronti delle applicazioni della medicina e della biologia;
e) che l'eventuale finanziamento pubblico alla ricerca sugli embrioni non puo' che rafforzare e avallare ingiustificatamente l'erronea opinione che gli embrioni siano un mero insieme di cellule, prive di valore intrinseco, e quindi conseguentemente l'idea dell'irrilevanza bioetica della vita umana nella fase embrionale;
f) che la limitazione della sperimentazione agli embrioni soprannumerari, oltre a non avere motivazione logica, ma solo occasionale e pragmatica, favorirebbe surrettiziamente la pratica di produzione di embrioni in vitro a soli scopi di ricerca, indipendentemente cioe' da specifiche finalita' inerenti alla fecondazione assistita e in violazione quindi di consolidati principi bioetici;
g) che il prelievo di cellule staminali umane da embrioni, comportando la distruzione di questi ultimi, deve essere a pari titolo stigmatizzato, anche per l'ulteriore effetto eticamente inaccettabile di non orientare la ricerca verso la sempre piu' promettente ed eticamente impeccabile utilizzazione di cellule staminali prelevate da cordone ombelicale o da feti spontaneamente abortiti o di cellule staminali adulte;.
h) che le precedenti considerazioni trovano conferma nelle valutazioni espresse dal CNB, segnatamente nel documento Identita' e statuto dell'embrione umano (del 22.6.1996) e nel Parere del CNB sull'impiego terapeutico delle cellule staminali (del 27.10.2000);

3. Di conseguenza, su ciascuno dei tre quesiti, il CNB, nella seduta plenaria dell'11.04.2003, dopo votazione per appello nominale, ha espresso parere negativo.


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La seconda mozione, quella di minoranza, e' stata presentata dal professor Demetrio Neri e ha raccolto 10 voti. Tra i firmatari di questa mozione: Cinzia Caporale, Carlo Flamigni, Alberto Piazza e Luisella Battaglia.


RISPOSTA DEL CNB AL MINISTRO MORATTI


1. In relazione all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'U.E. il Ministro Moratti ha richiesto al CNB se sia eticamente lecito:
a) svolgere sul territorio nazionale ricerche utilizzanti embrioni umani anche soprannumerari che ne determinino la distruzione;
b) svolgere ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani prodotte in data successiva all'avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell'Unione Europea;
c) produrre cellule staminali derivate da embrioni umani anche soprannumerari.

RISPOSTE ALLE DOMANDE
1) La prima domanda evoca la piu' generale e, come e' noto, controversa questione dello status morale dell'embrione umano, questione che -e' appena il caso di rammentarlo- e' indipendente dalla localizzazione territoriale come anche dalla condizione in cui si trova l'embrione. Prescindendo qui da questa piu' generale questione, i sottoscritti membri del CNB si riconoscono e fanno propria la posizione espressa nel documento del CNB del 27 ottobre 2000 (Parere sull'impiego terapeutico delle cellule staminali), ai punti 22 (primo e secondo capoverso) e al punto 31 (primo capoverso), che qui sinteticamente si riassume. Il ragionamento sviluppato da una parte del Comitato si e' confrontato col fatto dell'esistenza, anche in Italia, di un notevole numero di embrioni formati nel corso di procedure di fecondazione in vitro, ma, per varie ragioni, non utilizzati per il trasferimento in utero e crioconservati presso vari centri. Sulla base di un attento bilanciamento dei valori in gioco -che tiene anche conto del fatto che gran parte di tali embrioni sarebbero comunque destinati ad essere distrutti-, questa parte del Comitato ha ritenuto che "la rimozione e la coltura in laboratorio di cellule staminali da un embrione che non puo' essere impiantato non significhino una mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma possano considerarsi se mai un contributo, da parte della coppia donatrice, alla ricerca di terapie per malattie difficilmente curabili e spesso inguaribili, che deriva da un atto di solidarieta'"; e ha quindi concluso di ritenere "eticamente lecita la derivazione di cellule staminali a fini terapeutici dagli embrioni non piu' in grado di essere impiantati".
2) Circa la seconda domanda (la liceita' etica delle ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani, prodotte in data successiva all'avvio del VI Programma quadro), i sottoscritti membri del CNB non sono in grado di formulare un argomento morale (ne' di individuare un principio o valore morale) capace di sostenere la non liceita' (o la liceita') morale di una condotta unicamente in base alla data in cui viene messa in atto: non puo' essere moralmente illecito il 1° gennaio 2002 quel che era lecito il 31 dicembre 2001 (anche se, ovviamente, puo' diventare giuridicamente illecito).
La plausibilita' di segnare il limite del 31 dicembre 2001 fa riferimento, con tutta evidenza, a ragioni di natura politica e il limite non puo' che essere il risultato di una decisione scaturente da procedure di "diplomazia bioetica". In questa luce -e affinche' tali procedure non risultino in compromessi di basso profilo- possono tornare utili le seguenti considerazioni.
a) La scelta -gia' operata dal nostro Governo, stando alla lettera del Ministro Moratti- di ritenere ammissibili le ricerche utilizzanti cellule staminali prodotte in data antecedente all'avvio del VI Programma Quadro evidenzia una posizione non pregiudizialmente contraria alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Tuttavia, affinche' questa posizione possa produrre effetti pratici, e' necessario soddisfare le seguenti condizioni: 1) le linee cellulari esistenti prima della data prescelta siano quantitativamente sufficienti alle esigenze della ricerca; 2) tali linee cellulari siano ben caratterizzate e accessibili ai ricercatori che ne facciano richiesta, con le procedure piu' idonee ad evitare discriminazioni nell'accesso.
Il dibattito successivo alla decisione (analoga a quella che si vorrebbe perseguire a livello comunitario) assunta da George Bush il 9 agosto 2001 ha mostrato quanto sia difficile assicurare fattualmente il soddisfacimento di quelle due condizioni. Delle piu' di 60 (sembra circa 70-72) linee cellulari scrutinate dall'NIH e depositate presso compagnie private o universita', solo poche sono cosi' ben caratterizzate da poter essere utilizzabili per successive ricerche e su queste poche (non piu' di 10-12) gravano problemi di natura legale che le rendono difficilmente accessibili. Ad esempio, in Europa l'NIH ha registrato 6 linee cellulari possedute dal Karolinska Institute di Stoccolma (nessuna delle quali attualmente disponibile) e ben 19 possedute dall'Universita' di Goteborg, delle quali solo 3 sono disponibili. In tale situazione, segnare una data-limite significa introdurre un vincolo che rendera' praticamente impossibile il prosieguo delle ricerche.
b) Qualora le sopra esposte difficolta' tecniche potessero essere superate, si prospetta un ulteriore problema. Segnare una data-limite significa di fatto conferire alle istituzioni pubbliche o private in possesso di linee cellulari embrionali un monopolio nel settore, con tutte le conseguenze (sia in relazione alla protezione della proprieta' intellettuale, sia in termini di equita' nell'accesso, in futuro, ai trattamenti ottenuti con queste ricerche) che possono essere facilmente immaginate. Ad esempio, la WICells, una societa' creata dall'Universita' del Wisconsin per la distribuzione delle linee cellulari prodotte da J. Thomson, sottopone l'accesso gratuito alle linee cellulari alla condizione che vengano usate solo ed esclusivamente per scopi di ricerca e riservandosi ogni diritto sullo sfruttamento commerciale dei risultati.
Sulla base di queste considerazioni fattuali, si suggerisce dunque che non venga posto il limite del 31 dicembre 2001, consentendo quindi ai ricercatori di poter utilizzare i fondi europei per ricerche su linee cellulari prodotte anche successivamente all'avvio del VI programma quadro.
3) Quanto alla terza domanda (la produzione di cellule staminali da embrioni soprannumerari), si suggerisce di consentire ai ricercatori europei, che lo richiedano, di operare tale produzione, sia per le ragioni indicate in precedenza circa l'opportunita' di evitare posizioni di monopolio, sia per le ragioni scientifiche qui di seguito sintetizzate. La separazione tra ricerca tendente a derivare le cellule staminali embrionali e ricerca sulle cellule staminali gia' derivate e' artificiosa e insostenibile da un punto di vista scientifico. Le proprieta' delle linee cellulari dipendono anche dalle condizioni e dai metodi usati per derivarle e le conoscenze che si possono acquisire dal processo di derivazione e mantenimento delle linee cellulari in stato di indifferenziazione sono essenziali per lo sviluppo di ulteriori ricerche. Cio' significa che impedire ai ricercatori europei di utilizzare i fondi del VI programma quadro per operare direttamente la derivazione delle linee cellulari da embrioni soprannumerari equivale a privarli della possibilita' di acquisire le conoscenze di base che possono rivelarsi essenziali allo sviluppo della ricerca in direzione terapeutica e, quindi, implica un impiego non ottimale dei fondi europei.
 
 
 
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