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Stati Uniti d'Europa. Lagarde, BCE e i cristalli
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Articolo di Primo Mastrantoni
13 marzo 2020 12:35
 
 Un elefante in un negozio di cristalli. Ci è venuta in mente questa scena per sintetizzare il comportamento della neo presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde.

I cristalli, delicatissimi, cioè la situazione economica, energetica e sanitaria che il Mondo sta affrontando e subendo, sono venuti giù frantumandosi in mille pezzi: le borse in picchiata e lo spread impennato.

"Non siamo qui per ridurre gli spread" è stata la spallata alla cristalleria della Lagarde.

Eppure, Christine Lagarde non è una sprovveduta: è stata più volte ministra francese: del Commercio Estero, dell'Agricoltura e Pesca, dell'Economia, dell'Industria e dell'Impiego, poi direttrice del Fondo Monetario Internazionale e, ora, presidente della BCE.

Il rumore dei cristalli ha coperto quello che c'è di positivo nelle proposte della BCE: invariati i tassi; finanziamenti agevolati per le banche, per finanziare l'economia reale; ampliamento del Quantitative easing di 120 miliardi e rinvio degli stress test sulle banche.

I frammenti di cristallo dispersi nell'aria, con la luce rifratta e riflessa dalle schegge, hanno, però, illuminato la scena e reso chiaro ai nostri governanti che la BCE non può sostituirsi alla Politica; e che fisco, sanità, trasporti, educazione, lavoro e produttività sono temi dei quali deve occuparsi la Politica, non quella dei singoli Stati, ma quella di uno Stato unitario, che si chiama Stati Uniti d'Europa. 
Se ce ne fosse bisogno per capirlo, è lì a dimostrarlo l'effetto globale, sanitario ed economico, della infezione virale.
 
 
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