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Noterelle dal diluvio universale del XXI secolo/10 – Vedette contro l'Ingiustizia a tutto tondo
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Articolo di Annapaola Laldi
12 febbraio 2021 12:36
 
  L’8 febbraio scorso, lo “Specchio dei tempi”, la rubrica fissa  dell’edizione nazionale del quotidiano torinese “La Stampa", ha pubblicato una lettera siglata GBC, che ha attirato la mia attenzione..
L’autore, infatti,  al netto di una inutile polemica e contrapposizione tra bisogni diversi, che per lui sono in antitesi, mette a fuoco un problema reale: quello, appunto, del bisogno e del suo declinarsi in modi diversi, che lui però fa sfociare nell’ennesima guerra tra poveri. Poveri, dico io, nel senso più lato, cioè di persone non ascoltate nelle loro legittime richieste di aiuto.
 
Avendo scritto anch’io sulla questione dei senzatetto di Torino (Guerra ai senza tetto: quando l’idiozia diventa crudeltà ) 
raccolgo volentieri la “sfida” di GBC per affermare e ribadire che la ricerca dei senzatetto di un rifugio sotto i portici del centro di Torino, in mancanza di soluzioni dignitose e stabili, e la richiesta di una signora di Moncalieri di un posto in un centro diurno per il figlio autistico, mentre lei è al lavoro, richiesta costantemente disattesa dalla Asl di competenza, non sono due realtà (gravissime) l’una contro l’altra armate, bensì l’espressione della carenza di attenzione delle diverse autorità ai bisogni concreti della popolazione, insomma di una ingiustizia a tutto tondo. Un’ingiustizia, che colpisce tutti coloro che hanno dei bisogni urgenti, e di cui in questo momento non mi interessa ipotizzare le cause.
 
Quindi, a mio avviso, è fuorviante sdegnarsi, come fa GBC, per l’interesse mediatico giudicato eccessivo per il “problema dei senzatetto, con cani e senza cani, che danno spettacolo indegno nel centro città”, e lamentare il passaggio “in ultima pagina la deplorevole situazione di una madre con figlio disabile, che non trova un ricovero diurno per poter continuare il proprio lavoro”.
Si tratta di due situazioni deplorevoli che richiedono senz’altro anche una costante attenzione dei mezzi di comunicazione e non quella sporadica che, purtroppo, di solito, è riservata loro.  
Occorre un giornalismo di denuncia che sia giornaliero: ogni giorno sotto i portici o altrove siano relegati gli ultimi degli ultimi, sempre in condizioni precarie ed esposti, in questa stagione, al pericolo di morire per il freddo, come è accaduto pochi giorni fa, sempre a Torino, a Mostafa, un tunisino molto benvoluto nel quartiere, e ogni giorno in qualunque altro luogo dove ci sia bisogno di dare voce a chi non trova risposte per altrettante esigenze vitali, come, appunto, un posto in un centro diurno per un congiunto disabile, o il posto garantito nei nidi comunali, o accessi praticabili da chi si muove in carrozzina, o un appartamento popolare per famiglie e singoli che non possono permettersi affitti sul mercato libero, e chissà quante altre cose ancora.
 
E questa azione di vedetta al fine di stimolare, spronare, mettere in scacco le amministrazioni pubbliche di qualunque genere affinché trovino le soluzioni giuste per ciascuna persona che sta nel territorio sotto la loro competenza, non può, lo ripeto, essere a singhiozzo o riservata ai momenti in cui una data situazione si fa esplosiva. I bisogni delle persone, di qualunque genere essi siano, devono essere monitorati in continuazione affinché siano soddisfatti nel modo migliore nell’ascolto attento dei protagonisti – una cosa che i mezzi di comunicazione possono fare con interviste e reportage, offrendo un istruttivo e appassionante spaccato di umanità, dove si danno la mano la situazione della signora di Moncalieri e i bisogni di chi non ha più un tetto sulla testa. Casi sempre eclatanti di ingiustizia a tutto tondo.
Questa azione di vero servizio alla gente comune, che per me è la parte più importante della società, deve anche continuare a informare sull'evoluzione dei casi portati alla luce fino a che si sappia se e come siano stati soddisfatti. Io trovo infatti frustrante leggere oggi, per esempio, notizie come quelle citate all'inizio, e poi non saperne più niente: sono stati risolti quei problemi? e semmai in quale modo? Questo giornalismo dello "scoop" ci mette di fronte a un giornalismo rapace, che si può anche spacciare per impegno sociale, ma che in realtà guarda solo al proprio interesse di fare cassa.

E, infine, per i giornalisti diventati vedette militanti, vi è anche un altro compito importante, cioè quello di mettere questa ingiustizia sotto la lente d’ingrandimento per capire perché essa esiste - per insensibilità/superficialità/pressapochismo di amministratori, funzionari e impiegati della cosa pubblica? Per cattiva amministrazione dei fondi pubblici? O, addirittura, per distrazione degli stessi sulla via della corruzione?
 
Io spero che si trovi tra i giornalisti, e tra i direttori dei media, questa sensibilità, ma essa può anche venire da singoli cittadini che si facciano carico dei bisogni degli altri, facendo loro da supporto, o anche  proprio rappresentandoli, quando chi ha bisogno non ha abbastanza voce per farsi udire. La semplice posta elettronica e i social offrono delle possibilità enormi per dare una mano a chi ne ha bisogno.

Pensiamoci bene: la situazione, che stiamo vivendo da un anno, ci ricorda con crudele chiarezza che nessuno, ma proprio nessuno, è garantito e sicuro di mantenere la propria eventuale condizione di benessere attuale, ma tutti, proprio tutti, siamo esposti a crolli inattesi che possono portarci anche noi sul lastrico, nel senso più letterale della parola. E allora, chi ascolterà il nostro grido di aiuto se noi non ci saremo impegnati a fare ascoltare quello di tutti i nostri simili? Di tutti, nessuno escluso

 
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