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Golfo del Messico: 17.000 litri di petrolio fuoriescono ogni giorno da un piattaforma da 15 anni
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Articolo di Redazione
27 giugno 2019 0:20
 
E’ una catastrofe ambientale che dura da ben quindici anni. A settembre del 2004, l’uragano Ivan devasta il golfo del Messico. Sotto il livello del mare si producono diversi movimenti del terreno. La piattaforma petrolifera 23051, installata a venti Km dalla costa della Louisiana, è distrutta. Il suo proprietario, Taylor Energy, tenta di evitare le fughe di petrolio. Su 28 trivelle, da dove fuoriesce il petrolio, sei vengono chiuse in un anno. Ma gli uragani Katrina e Rita, nel 2005, fanno terminare in anticipo i tentativi di rimediarvi.
Inutile prendersela, dice Taylor Energy, che combatte davanti ai tribunali contro un’ordinanza federale che gli intima di continuare le operazioni di chiusura. Solo “quindici litri di petrolio” sono riversati ogni giorno nell’immenso golfo del Messico e questi ultimi provengono da una situazione dovuta a questioni naturali, la sedimentazione, piuttosto che un eventuale fuoriuscita, dicono i dirigenti dell’impresa a The New York Times

Petrolio espulso quotidianamente 1.000 volte di più
Un rapporto dell’Agenzia americana di osservazione oceanica ed atmosferica (NOAA), pubblicato lunedì 24 giugno ha appena distrutto la storia di Taylor Energy. Secondo l’agenzia federale, la piattaforma emette fino a 17.000 litri di petrolio ogni giorno e questo da quindici anni – cioé 1.000 volte di più la stima fornita dalla compagnia di trivellamento.
D'altra parte, "sebbene sia possibile che i sedimenti ricchi di petrolio (...) possano contribuire al petrolio rilasciato nell'acqua, la natura chimica e il volume di petrolio misurato impediscono ai sedimenti di essere la principale fonte di petrolio attualmente trovata. nell'ambiente marino", dice il rapporto.
Taylor Energy ha fatto sapere in un comunicato ripreso da The New York Times di non essere stata in grado di studiare i dati pubblicati dal rapporto e che auspicava "dati scientifici verificabili sulla dispersione e una soluzione scientificamente e ambientalmente valida", implicitamente mettendo in dubbio la natura oggettiva del lavoro della NOAA. Le stime prodotte da questo studio sono, tuttavia, molto inferiori a quelle fornite lo scorso anno dagli esperti della Corte federale, osserva il quotidiano americano. Secondo questi dati, tra 37.000 e 113.000 litri al giorno fuoriuscivano dai pozzi.

Trump a sostegno dei trivellatori
Lo studio arriva mentre l'amministrazione Trump cerca di ripristinare un'importante regolamentazione sulla sicurezza delle trivellazioni offshore messa in atto dall'amministrazione Obama dopo l'esplosione di Deepwater Horizon nel 2010 nel Golfo del Messico. Questo disastro, la peggiore fuoriuscita di petrolio nella storia degli Stati Uniti, ha ucciso 11 persone e riversato circa 4,9 milioni di barili di greggio in mare.
L'amministrazione Trump ha anche adottato misure per espandere significativamente il trivellamento in mare nelle acque degli Stati Uniti. Nel 2018, il Ministero degli Interni propose di aprire quasi tutta la costa del Paese alla trivellazione. Questo progetto, tuttavia, non è ancora stato approvato, in quanto è stato rinviato fino a quando non saranno risolte le varie contese giudiziarie.
La fuoriuscita di Taylor Energy è rimasta in gran parte al riparo dai riflettori fino a quando i ricercatori che hanno monitorato le immagini dal satellite Deepwater Horizon hanno notato "persistenti fuoriuscite di petrolio che non sembravano essere correlate alla fuoriuscita del 2010", dice il Rapporto NOAA.

Nell'immagine dell'agenzia Associated Press: Una nave di approvvigionamento attraversa una chiazza di petrolio vicino al sito dell'incidente di Taylor Energy nel Golfo del Messico.

(articolo del quotidiano Le Monde del 26/06/2019)
 
 
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