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Decessi neonati in crescita. Allarme Onu
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Articolo di Redazione
20 ottobre 2017 17:14
 
 Il numero di decessi di bambini di meno di 5 anni non e’ mai stato cosi’ basso, 5,6 milioni nel 2016, contro i circa 9,9 milioni del 2000, secondo un rapporto delle Nazioni Unite chiamato “Livelli e tendenze 2017 in materia di mortalita’ infantile”, diffuso il 19 ottobre. Ma questa soddisfazione diventa relativa perche’ c’e’ un allarmante aumento del numero dei decessi durante il primo mese di vita. Nel 2016, 7.000 nuovi nati sono morti ogni giorno, cioe’ 2,6 milioni di bimbi. Una percentuale del 46 rispetto alle morti prima dei 5 anni, che nel 2000, invece era del 41%.
“Si tratta della popolazione piu’ vulnerabile”, fa notare uno dei redattori dello studio per il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), Mark Hereward. I bimbi che muoiono nel loro primo mese di vita soffrono malattie ed una situazione direttamente legate alla qualita’ della vita nel luogo in cui sono nati. Per impedire queste morti, bisogna costruire tutto un sistema di sanita’ pubblica: in modo che la madre possa beneficiare di cure sanitarie di facile accesso, che il bimbo possa nascere in un reparto maternita’ di un ospedale, che i farmaci necessari siano disponibili e in quantita’ sufficiente. Questo, pero’, necessita di tempo e di maggiori investimenti”.
La maggior parte dei decessi neonatali ci sono stati in due regioni tra le piu’ povere del mondo: l’Asia del Sud (39%) e l’Africa subsahariana (38%). In particolare in cinque Paesi: India (24%), Pakistan (10%), Nigeria (9%), Repubblica democratica del Congo (4%) ed Etiopia (3%). La regione indo-pakistana da sola, rappresenta un terzo di questi decessi.
Ridurre le ineguaglianze
Questo studio annuale realizzato in collaborazione tra Unicef, Banca Mondiale e Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), consente di identificare le priorita’ per accelerare gli interventi. Su 195 Paesi analizzati, 142 hanno ridotto della meta’ la loro mortalita’ infantile dopo il 2000, e 28 sono riusciti a far calare questo tasso di due terzi, malgrado i loro bassi introiti economici. Prova, questa, che e’ possibile comunque farlo -secondo gli esperti.
Un terzo dei decessi dei nuovi nati e’ dovuto a complicazioni legate ad una nascita prematura o durante il parto. Le prime cause di morte nei bambini con meno di 5 anni restano le malattie infettive come diarrea e le infezioni respiratorie acute. “E’ possibile mettere un termine a questi decessi evitabili di bambini, facilitando l’assistenza durante la gravidanza e durante il parto da parte di professionisti qualificati della sanita’, migliorando l’accesso ad interventi vitali come i vaccini, l’allattamento e l’assunzione di farmaci con poca spesa, cosi’ come l’accesso all’acqua e all’igiene, risorse che sono assenti presso le comunita’ piu’ demunite nel mondo.
Dei progressi, tuttavia, hanno consentito di salvare le vite di circa 50 milioni di bambini molto piccoli a partire dal 2000. “Questo testimonia la serieta’ dell’impegno preso dai governi e dai vari partner nell’ambito delle politiche di sviluppo”, dice Stefan Swartling Peterson, capo della santa’ all’Unicef. Ma la riduzione delle ineguaglianze, per la salvezza delle vite, e’ l’aspetto prioritario. Al momento, un bambino nato in uno dei Paesi con più alto indicatore di mortalità, è 20 volte più probabile che non raggiunga l'età di 5 anni di un bambino nato in Australia o in Nuova Zelanda.

(articolo di Marie Bourreau, corrispondente dalle Nazioni Unite/New York, pubblicato sul quotidiano le Monde del 20/10/2017)
 
 
 
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