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Coronavirus e solidarietà. Bamberg, Italia
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Articolo di Annapaola Laldi
18 marzo 2020 12:45
 
Stamani, 18 marzo 2020, mi è venuto incontro, sul cellulare, tramite WhatApp, il messaggio per me più intelligente e più entusiasmante, che ho ricevuto sul Coronavirus, da quando è cominciato il flusso degli invii ispirati a questo tema.
Si tratta della testimonianza di amicizia per l’Italia e noi italiani, che ci arriva da una città della Franconia (Baviera, Germania), di antichissima fondazione e di tanti, preziosi monumenti e scorci (sul fiume Regniz c’è anche una “piccola Venezia”)
Siamo a Bamberg, dove ieri un gruppo di persone, che abitano nella Anna-Maria-Junius-Strasse, ha dato vita a un concerto singolare che ha abbattuto un tabù persistente – cosa che mi ha veramente commosso.
Seguendo l’esempio dei tanti italiani di tutte le regioni, che negli ultimi giorni hanno improvvisato concerti dai balconi, dimostrando che isolamento non significa solitudine, anche in questa via di Bamberg si è suonato e cantato per “le amiche e gli amici italiani”. E si è cantato addirittura “Bella ciao”! Mentre una bandiera italiana, legata a un pilone, viene tenuta distesa da una bambina, sinceramente un po’ sacrificata. Su di essa c’è scritto in tedesco “Bamberg saluta Vahrn” che è una cittadina della provincia di Bolzano.
Ecco il tabù che è stato abbattuto. Perché per i tedeschi e gli austriaci, anche se lontani da qualsiasi simpatia per il Terzo Reich, quella canzone è stata di solito intesa come una canzone rivolta contro di loro e quindi avvertita con disagio.

Ricordo una mattina del luglio 2008 nel Residenzplatz di Salisburgo, dove un giovane italiano si era messo a cantare alcune canzoni, una delle quali era proprio “Bella ciao”. Quando le prime note della canzone entrarono nell’aula dalla finestra aperta, peraltro attutite dalla distanza, vidi il docente di tedesco, un uomo sui cinquant’anni, irrigidirsi e incupirsi, scuotendo il capo. Lo avevo conosciuto fino ad allora come un uomo gioviale e accogliente, e lì per lì mi sorpresi, poi il mio pensiero corse alla Futa dove sono sepolte le salme di oltre trentamila soldati germanici, la maggior parte dei quali di poco più di vent’anni, e capii. Capii che in certi momenti non si possono fare tanti distinguo ed è giusto “piangere con chi piange” e basta.

Ma stamani, ascoltando quel signore tedesco che, in buon italiano, si rivolge ai “carissimi amiche e amici italiani” per farci sapere che ci sentono molto vicini e hanno deciso di unirsi al nostro coro cantando proprio “Bella ciao”, nella speranza che “essa possa costituire l’inno di liberazione dal virus”, ho capito che alcune remore, in questi ultimi anni, si devono essere sgretolate, e questo mi ha fatto un piacere immenso. Sarà l’effetto dell’Unione Europea, sia pure con le sue tante imperfezioni, sarà l’effetto di “Erasmus” che fa sentire cittadini europei gli studenti dei 28 Paesi dell’Unione (ma sì, lasciamoci anche il Regno Unito! – tanto prima o poi ritorna), sarà l’amore sincero di alcuni tedeschi per l’Italia e di alcuni italiani per la Germania e l’Austria, sarà quel che gli pare, ma questo “Bella ciao” cantato a Bamberg da adulti e bambini dalle finestre e sulla via come un inno di liberazione dall’incubo del Coronavirus, significa che anche lì si è colto il senso profondo di quelle parole – la resistenza verso un invasore, il bisogno della libertà. A prescindere, poi, dal fatto che la storia di questa canzone è dibattuta e la musica di questa canzone ha accompagnato anche parole diverse, sempre tuttavia legate alla conquista della libertà.

E dunque, adesso, godiamoci la visione e l’ascolto di questo concerto, breve e intenso.
https://www.nordbayern.de/region/bamberg/bella-ciao-in-zeiten-von-corona-bamberg-singt-fur-italien-1.9953309?cache=%3F%3Fsearched%3Dtrue%3Fbctid%3D6077176780001

 
 
 
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