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Cambiamento climatico. Unione europea: obiettivo ‘zero carbone” nel 2050
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Articolo di Redazione
30 novembre 2018 11:40
 
A qualche giorno dall’apertura della conferenza sul clima (COP24) di Katowice, in Polonia, la Commissione europea ha preparato nientemeno che otto scenari possibili per accelerare la decarbonizzazione dell’economia europea da qui al 2050. Ma solo gli ultimi due porterebbero ad una “neutralità carbone" (assorbire la stessa quantità di anidride carbonica che l’Unione stessa produce). Ma sarà la prossima Commissione, che entrerà in vigore a novembre del 2019 dopo le elezioni europee di maggio, che dovrà fare delle proposte di legge in merito dopo aver consultato gli Stati in merito agli impegni che gli  stessi vorranno e potranno consentire.
E su questo potrebbe rimanere bloccata. Perchè solo dieci Paesi sui ventotto dell’Unione si sono pronunciati, a metà novembre, in favore di questa strategia “carbone-zero”: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Finlandia, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Lussemburgo e Slovenia. I Paesi fortemente dipendenti dal carbone, tra cui la Polonia, sono molto reticenti rispetto ai nuovi sforzi da intraprendere. Così anche la Germania, che vuole proteggere il suo settore automobilistico. Tutti questi considerano che l’Europa ha già fatto molto, e questo è vero: essa si è impegnata a ridurre del 40% le sue emissioni entro il 2030 (rispetto al 1990) e dovrebbe anche arrivare al 45%, quindi 60% nel 2050 prolungando il tutto. L’Unione ha essenzialmente rinforzato il suo sistema di scambio di quote di emissione di carbone, con le economie energetiche che dovrebbero arrivare al 32,5%, con il 32% di energie rinnovabili nel mix energetico entro il 2030. Infine, le riduzioni di emissioni di CO2 dei veicoli, attualmente oggetto di negoziati a Bruxelles, dovrebbe assestarsi tra 35 e 40%.
Rimane il fatto che questo non sarà sufficiente a contenere la crescita della temperatura a 2 gradi così come previsto dall’accordo di Parigi, o ancora meno a 1,5 gradi, come raccomandato dall’ultimo rapporto del GIEC. E’ per questo che la Commissione propone di andare più lontani. Ma questo costerà caro, soprattutto se lo scenario “zero carbone” viene mantenuto: bisognerà investire il 2,8% di PIL all’anno in infrastrutture per cercare di arrivarci. Ma essa afferma che la transizione energetica permetterà un gioco di crescita che potrà portare fino al 2% del PIL dell’UE nel 2050 e di creare nuovi posti di lavoro, essenzialmente nell’ambito delle energie rinnovabili. Inoltre, questo ridurrà le importazioni di energia, limiterà le catastrofi climatiche e le conseguenze negative sulla salute umana. Argomenti di buon senso che sono al momento impercettibili: la fine del mese può prevalere sulla fine del mondo, per parafrasare Nicolas Hulot (ex-ministro francese dell’Ambiente, dimessosi dal governo Macron), anche se i primi determinano i risultati elettorali.

(da un articolo di Jean Quatremer, pubblicato sul quotidiano Libération del 30/11/2018)
 
 
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