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Un clone dalla preistoria
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Articolo di Redazione
20 marzo 2012 18:45
 
Otto anni fa, il ricercatore sudcoreano Woo-Suk Hwang divenne famoso per aver sostenuto d'essere riuscito a clonare le cellule staminali embrionali umane, solo che la cosa si rivelò un falso. Ora, con dei colleghi russi vorrebbe prelevare il patrimonio genetico da un tessuto di mammut per formare un animale vivo.

Woo-Suk Hwang vuole clonare un mammut. A Seoul la sua Fondazione ha comunicato che il 13 marzo Hwang ha firmato un accordo per poter sperimentare legalmente la clonazione dei mammut. Insieme a ricercatori russi, vuole inserire i nuclei cellulari prelevati da tessuti di quel mastodonte estinto negli ovociti di un'elefantessa asiatica.
In realtà, il biologo sudcoreano non è il primo a voler riportare in vita l'animale vissuto fino a 10.000 anni fa. Tempo addietro, l'ambizioso progetto ha avuto il sostegno del genetista di Harvard, George Church, noto per le sue ricerche nel campo della biologia sintetica, e per il quale non esistono pressoché limiti a ciò che si può ottenere con l'ausilio delle biotecnologie moderne.

Ma è un progetto fattibile?
Chi è molto scettico è invece Michael Hofreiter della University of York. Nel 2008, questo genetista evolutivo dell'Istituto Max-Planck di Antropologia di Lipsia decifrò con alcuni colleghi il patrimonio genetico del mammut. Dice: "Di tanto in tanto l'idea del clone di mammut fa la sua comparsa pubblica, ma nelle conferenze scientifiche non ho mai ascoltato una discussione seria al riguardo".
Vero è che per alcuni animali la clonazione ha funzionato molto bene. Hwang, per esempio, nel 2005 ha esibito un cane che aveva clonato realmente. "Ma non è una tecnica banale", dice Hofreiter. Egli vede due problemi, tanto grossi da rendere impossibile la clonazione del mammut. Per realizzarla bisognerebbe che il genoma dell'animale fosse completamente presente in cromosomi integri -in teoria è anche possibile, purché le cellule siano congelate immediatamente; ma in un mammut conservato nel ghiaccio il congelamento dura a lungo e nel frattempo una buona parte del Dna si disgrega. "Un genoma spezzettato lo si può anche sequenziare, ma non è adatto alla clonazione".
A ciò si aggiunge l'interrogativo di come procurarsi i necessari ovociti di elefantessa. Già l'allevamento normale di questi animali è difficile, per tacere poi della conoscenza incompleta della loro biologia riproduttiva.

(articolo di Katrin Blawat su Sueddeutsche Zeitung del 15.03.2012. Traduzione di Rosa a Marca)
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