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Staminali. Bimbo morto per iniezione nel cervello. Processo
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Articolo di Redazione
26 ottobre 2010 15:16
 
Per ora sotto accusa c'è solo una dottoressa di XCell-Center, la clinica che vende a caro prezzo la speranza di guarire con le cellule staminali. La Procura di Duesseldorf deve accertare se la morte, lo scorso agosto, di un bambino rumeno di 18 mesi, sia addebitabile alle cellule staminali che la dottoressa gli ha iniettato nel cervello dopo averle prelevate dal midollo spinale. Subito dopo l'intervento il bambino ha avuto abbondanti emorragie che gli sono state fatali. In aprile era accaduta la stessa cosa con un ragazzino di dieci anni, ma per fortuna lui si è salvato.
Questo genere d'intervento non è proibito, anche se già da 18 giorni "la clinica vi ha rinunciato spontaneamente", precisano le autorità sanitarie del Nordrhein-Westfalen. Un divieto potrebbe essere deciso al termine di questo processo, che si basa sulla perizia fornita il 14 ottobre dall'Istituto Paul-Ehrlich. Vi si legge che iniettare cellule staminali nel cervello ha conseguenze dannose se si supera una certa misura, anche quando le procedure siano state rispettate.
A Duesseldorf arrivano pazienti da tutto il mondo, disposti a pagare 20.000 euro per potersi curare con le staminali. Ma in ambienti scientifici si fa notare che i metodi utilizzati all'XCell-Center non danno garanzie, in compenso comportano dei rischi. Anche 13 professori della rete di ricerca sulle cellule staminali, pur fiduciosi in una futura applicazione clinica delle staminali, hanno mosso critiche a queste pratiche, giudicate ancora premature.
In medicina gli azzardi sono sempre possibili fino a quando manca un divieto esplicito. I medici possono sperimentare qualsiasi cosa definibile come un "tentativo di cura individuale", previo il consenso informato del paziente. E XCell-Center ha persino ottenuto l'autorizzazione dell'amministrazione distrettuale di Colonia per prelevare cellule staminali dal midollo osseo dei pazienti e coltivarle. Per l'intervento in sé, ancorché rischioso, non serve il permesso. In quanto alla legge sui farmaci, essa prevede norme particolari per i preparati contenenti cellule da utilizzare sul donatore stesso.

(articolo di Christina Berndt, pubblicato sul quotidiano Sueddeutsche Zeitung del 26/10/2010. Traduzione di Rosa a Marca)
 
 
 
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