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Riforma sanitaria Usa, aborto e fondamentalismo religioso: ospedali cattolici e suore contro le gerarchie ecclesiastiche
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Articolo di Pietro Yates Moretti
26 dicembre 2009 9:52
 
 E' rottura fra le gerarchie della Chiesa cattolica romana, dedicate a promuovere leggi che impongono a tutti -credenti e non- una interpretazione sempre più rigida delle sacre scritture in materia di sanità, e i cattolici che ogni giorno vengono a contatto con la realtà e la sofferenza dei malati.
Una importante organizzazione che raggruppa centinaia di ospedali cattolici negli Stati Uniti si è dichiarata favorevole alla disposizione inserita nella riforma sanitaria voluta dal presidente Barack Obama con cui verrà permesso il finanziamento pubblico delle assicurazioni sanitarie che offrono copertura assicurativa anche per l'interruzione volontaria di gravidanza.
Questa disposizione è stata il bersaglio principale delle gerarchie cattoliche, ed alcuni senatori democratici eletti in Stati più conservatori avevano citato proprio le aspre critiche dei vescovi cattolici al fine di ottenere una limitazione dei fondi federali all'aborto. Infatti, è stata proprio l'opposizione intransigente della Chiesa cattolica, piuttosto che quella dei parlamentari repubblicani, ad aver messo a serio rischio l'intera riforma che mira ad estendere la copertura assicurativa a oltre 30 milioni di americani che oggi non possono permettersela. 
Pochi giorni prima che il Senato approvasse il testo della riforma, la Catholic Health Association, che rappresenta centinaia di ospedali in tutto il Paese, ha spiegato in un comunicato che il compromesso raggiunto sul finanziamento federale per l'aborto è "incoraggiante". Una grande associazione di suore ha poi adottato la stessa posizione. Ma nel medesimo giorno, la Conferenza episcopale statunitense ha definito il compromesso votato dal Senato "moralmente inaccettabile".
Il New York Times, nel dare conto di questa rottura, parla di visioni diverse all'interno della Chiesa. Se le gerarchie vaticane sono ormai su posizioni estremiste, chiuse al compromesso, i cattolici che quotidianamente sono testimoni della sofferenza di milioni di malati senza assicurazione sanitaria hanno assunto un approccio più pratico. Per gli ospedali cattolici, la riforma sanitaria "è finanziariamente e moralmente imperativa", scrive il quotidiano.
I democratici hanno immediatamente utilizzato le dichiarazioni di queste associazioni per mettersi al riparo dalla crescente estremizzazione delle posizioni vaticane. In molti Paesi (compresi gli Usa), la Chiesa ha cominciato a negare l'accesso ai sacramenti ed a scomunicare i politici che votano per leggi pro-choice, anche se personalmente contrari all'aborto. A marzo di quest'anno, un vescovo brasiliano ha addirittura scomunicato un medico che aveva praticato l'aborto su una bambina di nove anni, a rischio di morte, dopo essere stata violentata dal patrigno.

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