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Proposta di norme per la sperimentazione con gli ibridi
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Articolo di Rosa a Marca
27 luglio 2011 17:24
 
  L'antico mito delle chimere -esseri composti di uomo e animale o di diversi animali- ha sempre suscitato terrore e inquietudine, che fossero sfingi o arpie. Oggi l'uomo ha preso in mano la situazione e si costruisce i propri ibridi che chiama "modelli animali". Che cosa fa? Trasferisce geni e/o tessuti umani negli animali, topi soprattutto, allo scopo di studiare determinate malattie o provare l'efficacia di nuovi farmaci. Alcuni esempi: un roditore viene dotato dell'intero cromosoma responsabile della sindrome di Down; in capre e pecore si inseriscono i geni dell'uomo in modo che il loro latte produca proteine umane aventi funzione terapeutica; in esperimenti con le cellule staminali si fondono ovuli di mucca col genoma dell'uomo.
Sono tutte operazioni che generano scrupoli e nuove paure. Di ciò si è fatta carico la Gran Bretagna, Paese per altro molto avanti nella biotecnologia e particolarmente aperto alla sperimentazione. L'Academy of Medical Sciences ha pensato che fosse necessario elaborare un quadro più certo di tutta la materia, e ha incaricato dei suoi membri di analizzare la situazione e redigere un rapporto. Gli studiosi hanno ascoltato numerosi pareri e promosso dibattiti pubblici; alla fine ne è uscita una relazione di indirizzo, pubblicata sulla rivista Nature.
Nel documento sono individuati tre ambiti sensibili:
- Modifiche del cervello animale suscettibili di produrre una funzione cerebrale simile a quelle dell'uomo.
- Esperimenti che conducono a gameti umani funzionanti nell'animale, soprattutto se i gameti possono essere fecondati.
- Modifiche su un animale che gli conferiscono delle proprietà considerate tipicamente umane, come ad esempio una certa fisionomia, oppure la struttura della pelle o anche la lingua.
Il principale autore del rapporto, Martin Bobrow, illustra come andrebbero effettuati gli esperimenti uomo-animale:
-la maggior parte dei tentativi, che non sono problematici, dovrebbe essere autorizzata con prassi standard da una commissione etica;
- gli esperimenti già programmati, che ricadano in uno dei tre ambiti sensibili, dovrebbero passare al vaglio di un organismo nazionale;
- una piccola parte di sperimentazioni non andrebbe realizzata affatto, o per i dubbi etici che sollevano o perché prive di una reale utilità scientifica.
 
 
 
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