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La mortalita' dell'uomo politico mette in pericolo le future generazioni
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Articolo di Pym
4 novembre 2008 0:00
 
Il ricambio della classe dirigente in Italia e' notoriamente troppo rapido. E' vero, forse e' meno rapido che in tutte le altre democrazie occidentali, dove elettori troppo informati (a causa di una stampa troppo indipendente) cacciano con eccessiva severita' il politico che sbaglia. Basta perdere un'elezione o governare male per essere costretti ad uscire per sempre di scena. In Italia, dove i media sono invece piu' responsabili ed informano i cittadini con la dovuta moderazione, il problema e' di altra natura: la mortalita' del politico. Spesso, troppo spesso, e' il decesso che interrompe quella preziosa continuita' che ci assicura da sessant'anni un sistema politico fra i piu' apprezzati e di successo nella storia dell'umanita'. Un sistema politico che faticosamente e' riuscito a penetrare e porre freno all'anarchia che regnava nell'informazione, nella gestione della sanita', nel "libero" mercato, nella giustizia. Per questo, e' necessario combattere la naturale degenerazione biologica dei politici. Solo cosi' potremo assicurare ai nostri figli e ai nostri nipoti la stessa identica scelta elettorale. 
Per fortuna, qualcuno ha cominciato a riflettere sulla necessita' di porre fine al vertiginoso ricambio che la morte impone alla politica italiana. Riportiamo qui sotto la notizia cosi' come riportata sulle agenzie di stampa. Ci auguriamo davvero che la lungimiranza di questo politico si trasformi presto in longevita'.

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La politica, ossia "vivere a lungo per gli altri". E' il titolo di un articolo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per 'Kos', la rivista del San Raffaele diretta da don Luigi Verze', anticipato dal Corriere della Sera. Un titolo che esprime la filosofia del Cavaliere sul 'dovere', per i politici, di vivere a lungo per occuparsi, appunto, "degli altri". "Chi si occupa di politica, cioe' degli altri -scrive infatti il premier- dovrebbe impegnarsi anche su questo fronte: perche' il tempo che l'uomo sta guadagnando si possa vivere nel migliore dei modi e con tutte le opportunita' possibili".  "Se la durata media della vita e' stata di poco superiore ai vent'anni sino all'Ottocento, di quarant'anni all'inizio del Novecento ed e' arrivata oggi a ottant'anni, perche' non puo' davvero arrivare in un futuro prossimo a centovent'anni vissuti in buona salute?", si chiede il premier. Gli strumenti, sottolinea Berlusconi, ci sono tutti: "con la medicina preventiva, con il controllo a distanza, con l'esame del dna, con l'utilizzazione delle cellule staminali (solo quelle adulte, ndr), con un conseguente razionale stile di vita ogni soggetto sara' nella condizione di conservarsi sano ed efficiente piu' a lungo".  La scienza, insomma, non promette l'elisir di lunga vita ma, dice il premier, "fa sperare in una nuova era". E la vita e' un dono che "ciascuno di noi deve saper spendere virtuosamente e intensamente", perche' "sovente ci lamentiamo che il tempo a nostra disposizione sia insufficiente e non si possa dilatare". Gli esempi, illustri, non mancano. Il premier cita Goethe che "si innamoro' come un ragazzo all'eta' di 72 anni", Tolstoj che "intorno a quell'eta' approfondi' lo studio dell'ebraico", Prezzolini che "continuo' la sua produzione giornalistica anche dopo i cento anni". "Sono certo -conclude il premier- che una vita piu' lunga di qualche decennio potra' diventare un obiettivo raggiungibile".   
 
 
 
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