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Il mio mestiere: lottare contro l'invecchiamento
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Articolo di Redazione
14 novembre 2013 11:39
 
 Il biologo Jean-Marc Lemaitre ha ringiovanito delle cellule staminali centenarie. Un primo passo verso l'immortalita'? Non e' proprio cosi' semplice... e lo spiega al quotidiano Liberation nell'ambito di un forum che si e' tenuto a Montpellier dal titolo “Domani, tutti immortali?”.
Anche l'immortalita' fa parte dell'immaginario di ognuno ed ha animato un buon numero di avventurieri nella storia, ci sono delle grandi possibilita' che resti solo nella forma virtuale... Cosa che non impedisce ai ricercatori di lavorare per impedire alcuni aspetti nefasti dell'invecchiamento. E' una delle grandi scommesse della medicina.
Bisogna “morire” per “vivere”? Questo sarebbe sicuramente un argomento interessante per una tesi di filosofia. Bisogna accettare la malattia o la sofferenza, bisogna aiutare la gente a morire quando essi sono depressi piuttosto che curarli? Provocazione di uno romanziere o di un filosofo? Oppure, senza dubbi, l'opinione di persone in buona salute? L'auditorio di questo dibattito intitolato “Domani, tutti immortali?” non si e' sbagliato ed ha ben compreso che il messaggio dei ricercatori e' quello sanitario.
Il nostro obiettivo e' prima di tutto quello di combattere le conseguenze dell'invecchiamento attaccando direttamente o indirettamente alcune patologie come l'osteoporosi, l'artrite, la sarcopenia, le malattie cardiovascolari ma anche malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. E' essenziale comprendere come invecchiamo e perche' il nostro invecchiamento ha diverse velocita'. I nostri geni vi contribuiscono per almeno il 30% e spiegano quindi in un certo senso perche' esistono delle famiglie di centenari. Ma se la nostra eta' biologica non corrisponde se non raramente alla nostra eta' del calendario, questo accade per alcuni fattori come il nostro stile di vita, lo stress, l'ambiente o l'alimentazione, di cui noi dobbiamo comprendere l'impatto sulla fisiologia delle nostre cellule.
Cellule riprogrammate
Lavorare sull'invecchiamento e' anche impegnarsi a comprendere come le nostre cellule e i nostri tessuti si deteriorano col tempo, e quindi sviluppare alcune strategie per frenarne gli effetti. Le strade delle ricerche sono molteplici. Vanno da quelle sui geni che controllano la velocita' con cui invecchiamo, fino alla comprensione dei processi che alternao la rigenerazione dei nostri tessuti.
Da quando la mia équipe ha dimostrato che l'invecchiamento cellulare era reversibile riprogrammando alcune cellule di centenari in cellule staminali di tipo embrionale, il nostro obiettivo e' quello di produrre questo tipo di “cellule riprogrammate” per utilizzarle in terapia, come cellule-farmaci. Noi vogliamo anche correggere alcune patologie di invecchiamento dove e' in gioco un deterioramento o un deficit cellulare. Queste cellule riprogrammate possono essere differenziate in qualunque tipo di cellula dell'organismo (cellule del cuore, del fegato, della pelle o anche in neurone) e riparare alcuni tessuti o ricostruire degli organi.
Impiantare una protesi all'anca per diminuire la sofferenza e ridare mobilita' ad una persona anziana, trapiantare un cuore o riparare un organo difettoso in virtu' dell'invecchiamento, permettera' probabilmente di far crescere la longevita' in modo piu' sano. E' questo discutibile?

(pubblicato sul quotidiano Liberation del 13/11/2013)
 
 
 
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