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Germania. Ricerca con le cellule staminali: l'ingaggio dei riservisti
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Articolo di Hildegard Kaulen
1 marzo 2009 0:00
 
Quanto possano avvicinarsi una scoperta scientifica sulle cellule staminali e la sua valorizzazione medica lo dimostrano le "cellule staminali dormienti" scoperte ad Heidelberg. (Ricerca sulle cellule staminali: delle dormienti curative). Andreas Trumpp e i suoi colleghi del Centro tedesco di ricerca oncologica avevano recentemente parlato di questa "riserva silenziosa".
Di solito le cellule dormienti del midollo osseo si attivano e si moltiplicano solo in caso di crisi o d'emergenza per reagire a una perdita cellulare grave dovuta a virus o emorragia. Assolto il loro compito, tornano allo stato di sonno profondo -una ritirata che le mette al riparo da mutazioni, veleni cellulari e altre sostanze nocive, giacche' le cellule che non si dividono non sono nemmeno soggette a modifiche o aggressioni. Secondo quanto ha scoperto il gruppo di Trumpp, la riserva puo' essere pero' anche reclutata artificialmente attraverso l'interferone alfa, come scrivono su Nature (doi:10.1038/nature07815).
Un risultato notevole da vari punti di vista.
L'interferone alfa e' la risposta all'attacco virale alle cellule. Il suo rilascio puo' essere inteso come una sorta di SOS. Finora si pensava che ne fosse coinvolto solo il sistema immunitario. Invece i dati di Trumpp indicano che la sostanza proteica segnala la crisi anche alle cellule dormienti del midollo osseo e le prepara a intervenire. Cio' significa che nel midollo osseo ha una funzione del tutto diversa da quella che svolge nel luogo dell'infezione. Tuttavia, se si stimola continuamente la riserva con l'interferone alfa, col tempo le cellule s'indeboliscono. Un'attivazione cronica non e' dunque priva di conseguenze sull'efficienza di questa popolazione cellulare. Cio' spiegherebbe alcune conseguenze dei trattamenti con l'interferone alfa nell'epatite b e c, malattie causate da virus e trattate con questa proteina.
Una parte dell'effetto positivo potrebbe dipendere dalla mobilitazione del rifornimento e del rinnovamento del sangue con nuove cellule; altrettanto dicasi per gli effetti negativi: si puo' verificare, tra l'altro, una riduzione di piastrine e di globuli rossi. Cio' e' spiegabile con il fatto che la riserva di cellule staminali, tenuta cronicamente in stato vigile, col tempo s'esaurisce.
I risultati dei ricercatori di Heidelberg hanno un interesse anche per il trattamento della leucemia mieloide cronica. Trumpp pensa che le cellule tumorali funzionino in modo analogo alle cellule dormienti del midollo osseo: per poterle eliminare con veleni cellulari, prima devono essere svegliate con l'interferone alfa e stimolate a dividersi. La tesi di Trumpp trova sostegno in dati clinici precedenti. Tempo addietro, la leucemia mieloide cronica veniva trattata con forti dosi di sostanze proteiche, oggi con il farmaco Glivec. Nella maggioranza dei pazienti, se si sospende il farmaco, la malattia ritorna. Cio' vuol dire che ci sono delle cellule cancerogene che resistono e non muoiono con il Glivec. Uno sguardo nelle cartelle cliniche mostra che alcuni pazienti esenti da ricadute dopo l'interruzione del Glivec, in precedenza erano stati trattati con l'interferone alfa. Trumpp ipotizza percio' che il pre-trattamento sia necessario per togliere definitivamente le cellule staminali cancerogene dalla copertura e renderle aggredibili. Un concetto che ora dovra' essere vagliato da studi clinici.
 
 
 
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