testata ADUC
I freni all'utilizzo delle cellule staminali stanno man mano sparendo
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Jean-Yves Nau
30 agosto 2008 0:00
 
L'estate 2008 sara' marcata da una serie di pubblicazioni scientifiche, spesso spettacolari, che sottolineano la padronanza crescente in quanto a reperimento e coltura di cellule staminali umane. Significa allora che siamo vicini al momento in cui queste cellule rigeneratrici permetteranno di curare malattie oggi insanabili?
"Spesso si dimentica che le cellule staminali adulte vengono utilizzate in pratica gia' da trent'anni con il trapianto di midollo, in ambito delle leucemie e delle aplasie", ricorda Herve' Chneiweiss, direttore del laboratorio Plasticite' gliale (ospedali Inserm Sainte-Anne e Broca di Parigi) e redattore capo di Medecine/Sciences. "Oggi i saggi clinici condotti con le cellule staminali adulte progenitrici muscolari cominciano a dare risultati promettenti nel trattamento dell'incontinenza urinaria e dell'insufficienza cardiaca. Ma siamo confrontati a problemi di accessibilita' alle altre cellule staminali adulte e alla difficolta' di amplificarle, cio' che limita le prospettive del loro impiego". Di qui l'idea di ricorrere alle cellule staminali embrionali. Nel loro caso, un primo ostacolo e' stato superato: ormai si sa come coltivarle senza dover ricorrere a cellule o a sieri d'origine animale, elementi che impediscono la possibilita' d'impiegarle sull'uomo. "Per ora siamo confrontati a due tipi di difficolta'", riassume Herve' Chneiweiss. La prima e' quella della tolleranza immunitaria delle cellule da parte dell'organismo fruitore. La seconda e' la gestione della differenziazione di queste cellule verso un tipo di cellule specializzate e la stabilita' in vivo delle caratteristiche ottenute. Bisogna che "queste cellule non muoiano, ne' che si trasformino o che provochino un tumore. Siamo al punto di sapere quali saranno i migliori modelli animali su cui sperimentare questi criteri al di fuori della provetta di coltura. Sul tavolo c'e' anche la questione, per varie ragioni metodologiche, di un passaggio diretto a esperimenti sull'uomo".
Modelli in vitro
Da qualche tempo c'e' da tenere conto anche delle virtu' delle cellule staminali dette "pluripotenti indotte" (iPS) che si ottengono partendo da semplici cellule della pelle riprogrammate con numerosi geni estranei. "E' la messa a punto di questa tecnica che spiega la recente moltiplicazione di pubblicazioni in questo campo", osserva Marc Peschanski (Istem, Genethon), che dirige una delle piu' importanti equipe francesi del settore. "Tutti i laboratori specializzati hanno scelto di sviluppare questa tecnica messa a punto recentemente da Shinya Yamanaka (Universita' di Kyoto). Il procedimento, che e' brevettato, e' sorprendentemente semplice da attuare". Generalmente si riteneva che le cellule staminali indotte fossero incompatibili con l'uso terapeutico a causa dei rischi cancerogeni legati ai geni utilizzati per crearli. Ora, per Marc Peschanski, tutto fa prevedere che l'ostacolo possa essere presto rimosso. "Sono in corso numerose ricerche che mirano a sostituire questi geni con le proteine corrispondenti, che consentirebbero di produrre gli stessi effetti senza averne gli inconvenienti", spiega. "In ogni caso, la produzione di cellule iPS fa gia' d'intravedere molteplici applicazioni molto concrete". Si trattera' di produrre, in vitro, dei modelli cellulari e tessutali, normali o patologici, che offrano nuove possibilita' di ricerca medica e farmacologica. Le cellule iPS potrebbero anche aiutare a costruire protocolli di valutazione del rischio tossicologico sia di farmaci sia di prodotti cosmetici. 
Infine, la questione si porra' in termini di utilizzo all'interno della medicina rigenerativa, e dunque si trattera' di vedere se le iPs presentino piu' o meno vantaggi rispetto alle cellule embrionali umane. 

Tratto da Le Monde, traduzione di Rosa a Marca

 
 
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori