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Cellule staminali. Verso la nuova legge francese: i ricercatori lamentano ritardi
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Articolo di Redazione
30 novembre 2010 10:03
 
La legge prevede il divieto di ricerca sugli embrioni, ma anche delle deroghe. Questo stretto contesto complica, secondo alcuni centri di ricerca, il passaggio della ricerca di base al livello clinico.
La legislazione francese ha scelto l'equilibrio. Nel 2004, ha si' mantenuto il principio del divieto della ricerca sugli embrioni, ma ha optato per un regime di deroghe, si' da permettere ai centri di ricerca di lavorare sulle cellule staminali embrionali.
Ormai prossima ad essere riviste, le leggi sulla bioetica conserveranno il meccanismo di questo dispositivo, a meno che il Parlamento non opti, all'inizio del 2011, per un regime di autorizzazioni, cosi' come lo rivendica l'on. Alain Claeys, presidente della commissione speciale incaricata di esaminare il progetto di legge.
Il deputato socialista della Vienne, come diversi altri suoi colleghi, compresi quelli dell'Ump (il partito di Sarkozy, ndr), e' attento agli argomenti dei ricercatori francesi. Diversi di essi ritengono infatti che la legge attuale, che impone loro delle limitazioni, ha fatto accumulare ritardi nella conoscenza e nell'uso delle cellule staminali.
La legge non ci preoccupa per la ricerca di base
“Non solo embrionari”, precisa Marc Peschanski, che dirige il centro di ricerca I-Stem d'Evry (Essonne). Anche se ci manca personale che sia esperto di cellule staminali embrionali, grazie al completo divieto che vigeva prima del 2004, siamo impegnati per arrivare al medesimo livello dei nostri vicini sulle cellule iPS, per esempio, quelle cellule adulte riprogrammate per avere le medesime capacita' di quelle embrionali.
Il ricercatore comunque sfuma le sue proposte, apprezzando il regime di deroga avviato nel 2004 “ha consentito di andare avanti. Oggi la legge non ci preoccupa per la ricerca di base”. Dopo il decreto del 2006, l'Agence de la biomèdicime ha anche concesso 122 autorizzazioni a 35 équipe, meta' delle quali riguardano dei protocolli di ricerca, l'altra meta' la conservazione di cellule staminali embrionali e l'importazione di linee dall'estero.
Le cose si complicano quando si deve passare dai centri di ricerca alle cliniche, evidenzia Georges Uzan, alla testa del centro Inserm U972 all'ospedale Paul-Brousse, che lavora a sua volta sulle cellule staminali embrionali e del sangue del cordone.
Abbiamo bisogno di una forte spinta economica per il passaggio agli esperimenti clinici
“Siamo in ritardo, se non la si inquadra in una prospettiva terapeutica”, dice il direttore delle ricerche del CNRS. “E' la stessa cosa di un vaccino. Tra il principio teorico del vaccino, di cui abbiamo il controllo in laboratorio, e la sua produzione di massa per vaccinare i pazienti, occorre un processo industriale farmacologico di scala”.
Secondo lui, questo passaggio e' carente in Francia. Marc Peschanski spiega: “Le industrie non vogliono investire, perche' non hanno sufficiente visibilita'. Credono di dover tornare indietro se un'autorizzazione alla ricerca sia ritirata. In Gran Bretagna, per esempio, gli investimenti si contano in dozzine di milioni di sterline, niente a che vedere con il budget dell'Agence nationale de la recherche in Francia! Abbiamo bisogno di una forte spinta economica per il passaggio agli esperimenti clinici”,
Georges Uzzan ricorda che, nientemeno, alcune équipe francesi sono molto avanzate, come quella di Michel Pucéat, che lavora sulla terapia cellulare dell'insufficienza cardiaca a Evry. Ci sono anche aspetti positivi nella legislazione francese: “Spinge le équipe a chiedere che gli sia offerta l'opportunita' per questa o quella ricerca”, senza dover forzare.

(articolo di Marine Lamoreux, pubblicato sul quotidiano La Croix del 29/11/2010)
 
 
 
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