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Cellule staminali: alt all'ipervenduto
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Articolo di Redazione
13 maggio 2016 19:26
 
 L'informazione si', ma non il “clamore”. E' un appello alla calma, alla ragione e ad un'informazione controllata dell'opinione pubblica quella che hanno lanciato i biologi specializzati sulle cellule staminali.
E questo appello non e' prioritariamente destinato ai giornalisti e ai capi-redattore avidi di novita' sensazionali. Grossi titoli su una nuova speranza di guarigione. Prime pagine che creano fan e fanno vendere. Non che sono innocenti. Ma le “linee di condotta” per la ricerca sulle cellule staminali che son state pubblicate dall'International Society for Stem Cell Research (ISSCR) che affrontano semplicemente, e in modo molto rude, gli errori di comunicazione commessi da dei biologi. Risultati esagerati, promesse di terapie premature.. si trova tutto questo nei resoconti di articoli scientifici, di comunicati stampa o di dichiarazioni di ricercatori. “Iperbole, distorsione e ipervenduto” e' il titolo dell'articolo (1) della rivista scientifica Science del 13 maggio dove cinque ricercatori presentano e sostengono questa linea di demarcazione.
Suicidio in Giappone
La tensione nei laboratori dove si lavora sulle cellule staminali -queste cellule non ancora differenziate e suscettibili di diventare qualunque cosa delle nostre cellule specializzate- ha conosciuto un episodio terribile. Con il suicidio del giapponese Yoshiki Sasai ad agosto del 2014, dopo la scoperta di frodi commesse da uno dei suoi collaboratori nella presentazione di risultati per la rivista Nature. Ma, piu' generalmente, gli specialisti del settore stimano che molti biologi sono andati troppo in la' nella presentazione dei propri risultati. Gli autori dell'articolo puntano su una sorta di “hyping” (eccessiva pubblicita') generalizzata. Soprattutto di promesse premature di terapie che in pratica sono come palle di neve lanciate attraverso comunicati di universita' o laboratori, ripresi da giornali e dai social network che ne esagerano ancora di piu' la portata. E portano verso i rischi di sperimentazioni cliniche troppo rischiose per i pazienti. Facendo questo, secondo i ricercatori, si e' creato un “fossato” tra le attese del pubblico e lo stato reale della scienza.
Gioco malsano
Ora, notano gli autori, se e' normale che delle “speculazioni ottimiste” su una ricerca siano avanzate per strutturare una nuova comunita' o ottenere dei finanziamenti, non bisogna per questo esagerare. Altrimenti, il rischio di dibattiti pubblici ingannevoli e' dietro l'angolo. Gli specialisti di cellule staminali non sono i primi a farsi coinvolgere da questo gioco malsano. Numerosi altre comunita' scientifiche lo sono gia' state. Come quando un gruppo di fisici americani della materia condensata hanno inventato il termine di “nanotecnologie”, e ad esso hanno affidato il compito formidabile di salvare il mondo da tutti i suoi mali. Salvo che di ritrovarsi alla fine con un dibattito pubblico dove la paura di vedere la Terra divorata da degli automi auto-riprodottosi, o di trasformare gli uomini in cyborg, dove i piu' ricchi diventano immortali… ha distratto l'attenzione dai veri rischi da studiare e regolamentare.
Le cause di questa situazione, spiegano i cinque biologi, sono diverse. La pressione che subiscono i ricercatori per pubblicare velocemente si' da assicurarsi la propria carriera, dei comunicati stampa troppo ottimisti, la pressione per una commercializzazione rapida, senza dimenticare i media, classici e sociali.
Verifica dei fatti
L'appello e' quindi lanciato agli scienziati perche' lavorino su una migliore informazione del pubblico. In particolare evitando una “confusione tra i linguaggio della ricerca e quello delle terapie”. E non promettendo per il giorno dopo delle applicazioni cliniche quando una ricerca e' invece solo ad uno stadio preliminare. E invitando gli specialisti a non lasciare che la stampa o i social netowrk deformino la realta'. “Hype is not inevitable”, concludono.
Questo incitamento a non lavarsi le mani di cio' che la stampa dice delle loro attivita' di ricerca, puo' sembrare vano agli scienziati. Abituati a cio' che i giornali ed i social network deformano e fanno. Ma, alcuni si sono messi al lavoro. Tant'e' che il sito climate feed back permette a degli specialisti di impegnarsi sulla “verifica dei fatti” per articoli comparsi sulla stampa. E di evidenziare l'affidabilita' dell'articolo. Il risultato e' talvolta crudele, come l'articolo di Bjorn Lomborg, pubblicato il 5 maggio da The Telegraph che, dal lato della salute pubblica, affermava che il cambiamento climatico dovrebbe portare piu' bene che male. Sottomesso all'analisi critica di 14 specialisti della materia appoggiandosi sulla letteratura scientifica, si e' ritrovato con una “credibilita' scientifica bassa o molto bassa”. Soprattutto, gli analisti rimproverano a Loborg di fare una presentazione menzognera dei risultati scientifici pubblicati, a discapito della deontologia giornalistica professionale. Un esempio da seguire?

(1) Timothy Caulfield, Douglas Sipp, Charles E. Murry, George Q. Daley e Jonathan Kimmelman

(articolo pubblicato sul quotidiano Le Monde del 13/05/2016) 
 
 
 
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