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'Bimbo medicina'. Niente di eugenetico. I genitori vogliono i figli sani
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Articolo di Redazione
9 febbraio 2011 11:24
 
L'annuncio della nascita del “bimbo medicina” nella notte di lunedi' 7 febbraio, ha suscitato un'ondata di reazioni. Il professore René Frydman, a capo del servizio di ginecologia e ostetricia dell'ospedale Antoine-Béclère e “padre scientifico” di questo bimbo, torna su questa nascita particolare e i problemi che solleva, il tutto sullo sfondo della prossima legge sulla bioetica che il Parlamento discute.
D. Come e' stato concepito questo primo “neonato dalla doppia speranza”?
R. Quando questa giovane coppia e' venuta da noi, aveva gia' due bimbi malati di beta-talassemia. I genitori, che non hanno problemi di fertilita', desideravano che il loro terzo figlio fosse risparmiato da questa grave malattia. Abbiamo quindi proceduto ad una fecondazione in vitro per sei embrioni. Due di questi avevano dei geni sani, uno dei quali era piu' compatibile con il sangue della piu' giovane dei fratellini. I genitori hanno chiesto che i due embrioni fossero impiantati, senza certezza che il bambino che sarebbe nato potesse guarire la loro figlia (in pratica un trapianto di cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale che e' stato prelevato).
D. Era necessario mettere al mondo questo bimbo per guarire sua sorella? Un semplice dono di cellule staminali non era possibile?
R. Teoricamente si'. Ma occorre tener presente che tutte queste domande sono state prese in esame dall'agenzia di biomedicina. Una ricerca di sangue compatibile e' stata effettuata, ed era ugualmente necessario che il bimbo avesse realmente bisogno di una trasfusione, poiche' certe malattie genetiche possono essere meno evidenti. Considerando questi due criteri, abbiamo poi potuto procedere alla fecondazione.
D. Si e' sicuri di poter guarire la sorella con questo metodo?
R. No, come in tutti gli interventi, non siamo sicuri di niente. Ci sono il 90% di possibilita' di riuscita del trapianto, ma questo non e' garantito.
D. Stamane, André Vingt-Trois (ndr. Cardinale parigino nel concistoro vaticano) e Christine Boutin (ndr. Deputata Udf, gia' ministro) hanno criticato questo approccio, invocando "una strumentalizzazione dell'essere umano al servizio degli altri”, e ancora, una filosofia "eugenetica". Cosa gli risponde?
R. Credo che bisogna abbandonare i dogmi, e guardare la vita. In questa storia e nel suo seguito, io non vedo una strumentalizzazione. Ci tengo a ricordare che la coppia desiderava un bimbo, ovviamente sano, ma senza garanzie di compatibilita' con la loro figlia. Il bimbo che e' nato non e' stato alterato nella sua psiche, ne' nel suo fisico. Noi abbiamo effettuato un prelievo sulla placenta. Fino a prova contraria, la placenta non e' una persona! La diagnostica pre-impianto ha rilevato che il bimbo era sano. Noi non abbiamo intenzione di dare a questa coppia, che ha gia' due bimbi malati, un terzo embrione infetto dalla beta-talassemia. Noi non siamo sadici fino a questo punto. Noi accettiamo semplicemente il principio secondo il quale tutto cio' che viene dalla natura non e' necessariamente buono. Il nostro ruolo di medici e' evitare che il destino genetico colpisca senza che la coppia non abbia possibilita' di scelta.
D. Questo nuovo neonato, Umut-Talha -in turco “nostra speranza”- e' stato messo al mondo da due settimane. Per darne l'annuncio, avete per caso atteso il progetto di legge sulla bioetica in discussione al Parlamento?
R. Per niente. Noi abbiamo bisogno di essere certi di due cose: che tutto vada bene per il bimbo, essenzialmente dal punto di vista dei tessuti, e nel contempo che la quantita' di sangue prelevato sulla placenta sia sufficiente.
D. Qual e' la vostra opinione su questo progetto di legge?
R. Io credo che se si vogliono ottenere dei risultati, occorre lavorare, innovare, e fare ricerca. Noi, per esempio, abbiamo dovuto fare tre anni di lotte e di lobbing per poter congelare degli ovuli. Apparentemente questo era assimilato alla ricerca sugli embrioni. La Francia, che brulica di uomini e donne di talento, arriva dieci anni dopo gli altri sul “neonato dalla doppia speranza”.
Io credo che il blocco a cui siamo oggi soggetti e' ancora piu' pesante di venti anni fa. Io ho la sensazione che una cappa di piombo si abbatta sul pensiero. Non e' logico, ed e' per questo che abbiamo messo in piazza un certo numero di garanzie.
Ogni settimana, da trenta anni, io sento parlare dei rischi delle derive. Noi non ne abbiamo rilevate, grazie al nostro sistema di monitoraggio, ma questo oggi e' risaputo. Noi potremmo alleggerirlo senza venir meno ai nostri principi. Occorre uscire da questo clima di sospetti. Nessuno e' obbligato a passare attraverso una diagnosi pre-impianto. Non c'e' niente di eugenetico in questa storia o perche' l'eugenetica sia imposta alla popolazione.
Io spero che la nascita di Umut-Talha faccia progredire la situazione. Ma non dobbiamo lasciare che un gruppo religioso imponga il proprio punto di vista in un Paese che si dice laico, cosi' come dobbiamo rispettare i convincimenti di ognuno.

(intervista di Vincent Matalon, pubblicata sul quotidiano Le Monde del 09/02/2011)

 
 
 
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