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 USA - USA - L'orto: un supporto psicologico da non sottovalutare al tempo del coronavirus
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2 novembre 2020 7:49
 
Il Covid-19 ci sta facendo riflettere su tutta una serie di cose. Anche quella di non sentirci necessariamente accerchiati dalle misure restrittive. A marzo, nel periodo del lockdown, in molti hanno riscoperto il piacere di coltivare e di veder crescere le proprie piantine, in giardino come sul proprio balcone. Prendersi cura delle colture, che danno i loro frutti, è un modo per alimentare la speranza.
Secondo Jennifer Atkinson, docente all'Università di Washington, coltivare l'orto o fare giardinaggio aiuta a gestire lo stress, permette di trovare soluzioni alternative ai problemi e ci riporta in contatto con noi stessi. "Il giardinaggio è come un paesaggio nascosto di desiderio, di appartenenza e di connessione, di contatto con la natura, di espressione creativa e di miglioramento della salute. Oggi, ciò che spinge le persone a fare giardinaggio può non essere tanto la paura della fame, quanto il desiderio del contatto fisico, la speranza per la resilienza della natura e la scelta di impegnarsi in un lavoro che sia reale".
"Dalle esperienze nei campi, le persone ritornano a casa rigenerate – racconta un produttore a FreshPlaza, parlando dei weekend organizzati nei frutteti per la raccolta e la vendita diretta dei prodotti – Rappresenta una forma terapeutica dell'agricoltura, che ancora non viene riconosciuta. L'agricoltore può essere lo psicologo della città, con l'obiettivo di portare le persone alla fonte del cibo".
Con la pandemia, italiani meno tolleranti
Secondo gli psichiatri, gli italiani sono meno disposti a rinunciare a tutto ciò a cui hanno rinunciato nella prima ondata del coronavirus e sono in balia dei numeri giornalieri dei contagi, che fanno loro vivere una sorta di sindrome di accerchiamento. Più i numeri crescono, più aumentano le restrizioni. A riferirlo è l'Ansa.
"La prima esperienza del lockdown, dal punto di vista della coesione sociale, è stata positiva. E' stata tollerata, ma si pensava conclusa – dichiara Enrico Zanalda, presidente della Sip-Società italiana di psichiatria – La cosiddetta seconda ondata era attesa e a molti fa rabbia che non sia stato apparentemente fatto nulla per impedire il lockdown. C'è, inoltre, un elemento di incertezza ulteriore: non si sa quanto durerà questo periodo di stop. Per una settimana si sarebbe forse disposti ad accettarlo".
(FreshPalza.it del '2/11/2020)
 
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