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Saldi. Ci siamo? E’ il momento per l’abolizione e l’apertura alla libertà
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Comunicato di Vincenzo Donvito
30 luglio 2020 15:15
 
  Prima la Confcommercio, ora la Confesercenti. Motivo: il flop dei saldi che, dopo le prima partenze di alcune regioni, uniformemente dal 1 agosto sarebbero tali in tutta la Penisola, con la conferma di altrettanto flop. La Confcommercio in un suo studio dei giorni scorsi ha previsto un calo del 40%. Ora le fa eco la Confesercenti, che parla di “saldi continui” partiti già da maggio e - nel suo ruolo di associazione di categoria - parla di 27 mila negozi di abbigliamento e calzature che rischiano di chiudere entro l’anno. Tutti – motivo conduttore del periodo – sollecitano sostegno da parte del governo.

Considerata la situazione dalla parte dei consumatori, le preoccupazioni delle associazioni dei commercianti vengono un po’ meno. Motivo principale è che il consumatore non si limita ad acquistare nel negozio iscritto alla Confcommercio o alla Confesercenti, e nel periodo dei saldi, ma acquista 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, in tutti i negozi online di tutto il mondo, e a prezzi scontati (anche nei negozi tradizionali) in qualunque periodo dell’anno.

Questa dicotomia associazioni commercianti e consumatori è la fotografia di un mercato che è modificato da diversi anni ma che, invece, istituzioni e associazioni di commercianti, continuano a considerare come se le merci e i compratori si muovessero con i calessi e non coi bit. La parodia delle osservazioni e lamentele che puntualmente vengono fatte in occasione dei saldi ne sono testimonianza. Quest’anno, poi, con la messa in scena del rinvio dei saldi di un mese (quanti al 1 agosto hanno ancora bisogno di abbigliamento estivo o comprano per la prossima estate?) e la più che nota minore disponibilità economica da parte dei consumatori, la situazione appare ancora più drammatica.

Abbiamo quindi una dialettica economica e politica che non risponde alla realtà. Una realtà che mai come oggi con la pandemia in corso, avrebbe bisogno di essere considerata tale. Invece di perder tempo e denaro a riunire le istituzioni per fissare, cambiare e ricambiare date; a fare sondaggi e prospettive su comportamenti di consumatori che, invece, non hanno una specifica peculiarità per il periodo dei saldi; versare fiumi di inchiostro reale e virtuale per spaventare tutti sulle crisi che sono sempre più crisi… perché non ci si concentra e si spende per far ripartire i consumi in quanto tali e non perché scontati, ridotti, occasioni, imperdibili, unici... lasciando ad ogni imprenditore commerciale la libertà di offrire le proprie merci nei modi e nei tempi che ritiene più opportuni?

E’ una buona occasione per porre la parola “fine” ai Saldi,
a questo parlarsi addosso sui contingentamenti e le direttive per il commercio. Siamo ad una svolta. O si decide - come si è fatto per Alitalia e Autostrade - che a tutto ci deve pensare “babbo Stato” o si libera ogni individuo (imprenditore e commerciante) di manifestarsi come e dove ritiene più opportuno, anche a partire dall’abolizione di ogni limitazione che, nonostante le leggi nazionali esistenti sulla libertà di commercio, continuano ad esistere e vincolare questo mercato. Non sarebbe una novità che la libertà economica paga più di qualunque tipo di monopolio, oligopolio o calmiere.
 
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