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Stati Uniti d'Europa. Covid. Il disastro della politica sanitaria permissiva della Svezia
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Articolo di Primo Mastrantoni
19 aprile 2021 12:50
 
  "Giudicatemi tra un anno". Così la dichiarazione di Anders Tegnell, responsabile della Agenzia di Sanità Pubblica svedese, che ha ampia autonomia e ha condotto  l'approccio alla lotta al Coronavirus: no alle mascherine, assembramenti consentiti fino a 500 persone, no ai confinamenti totali.

Ecco i risultati, dopo un anno, paragonati ad altri Paesi con caratteristiche comuni.

Morti per milione di abitanti:
1. Svezia 1359.
2. Norvegia: 130.
3. Finlandia:160.

Tegnel è un teorico della immunità di gregge, al pari del premier britannico, Boris Johnson: infettarsi tutti per essere immuni.
Come noto, Johnson ha cambiato idea lasciando solo Tegnel a sostenere le sue teorie, mentre i paesi vicini adottavano, fin dall'inizio, politiche sanitarie restrittive.

Tegnell sosteneva che un approccio morbido alla lotta al Coronavirus avrebbe aiutato l'economia svedese (l'abbiamo sentito anche in Italia).
Non è stato così, perché il PIL svedese è diminuito del 2,8%, analogamente al 2,9% della Finlandia e vicino al 2,5% della Norvegia.

L'impatto della politica sanitaria di Tegnell ha indotto il re della Norvegia, Carlo XVI Gustavo, a dichiarare "Abbiamo fallito". E' stata, inoltre, istituita una Commissione di indagine e il Parlamento ha approvato una legge che consente al Governo di intervenire in caso di necessità.

Tegnell ha dovuto rivedere le impostazioni iniziali della sua politica sanitaria ma i danni erano ormai fatti.

Ci dovrebbe essere un approccio comune in caso di pandemia: evitare che l'infetto venga a contatto con il sano.
Come è materia di valutazione ma da lì si dovrebbe partire.
 
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