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Crisi oppiacei Usa. Speranza di vita in calo
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Articolo di Redazione
29 novembre 2018 18:27
 
 La speranza di vita continua a calare in Usa nel 2017, in rapporto al 2014, con una diminuzione storica dovuta principalmente alla crisi delle overdose di droghe, secondo le statistiche di sanità pubblicate lo scorso 29 novembre. “E’ la prima volta che si vede una tendenza al calo dopo la grande epidemia di influenza del 1918”, ha detto all’agenzia France Press Robert Anderson, a capo delle statistiche sulla mortalità nel Centro nazionale di Statistiche sulla salute, che ha pubblicato le nuove cifre. Precisando che il calo comunque era molto maggiore nel 1918.
Nel 2017, la speranza di vita alla nascita era:
- di 76,1 anni per gli uomini;
- di 81,1 anni per le donne;
- la media per la popolazione era di 76,8 anni, rispetto a 78,9 del 2014. Si tratta di tre anni e mezzo di meno rispetto all’altra parte della frontiera, il Canda, comunque toccato dalla crisi delle overdose.
“Queste statistiche ci allertano e ci mostrano che stiamo perdendo troppi americani, troppo spesso, per cause evitabili”, ha dichiarato il direttore dei Centri di controllo e prevenzione delle malattie, Robert Redfield.
“La speranza di vita dovrebbe aumentare, non diminuire”
Il flusso delle overdose di droghe è cominciato all’inizio degli anni 2000, con una accelerazione negli ultimi quattro anni. Nel 2017, circa 70.000 americani sono morti per overdose di droga, il 10% in più rispetto al 2016.
In numero di morti, Robert Anderson compara questo al picco dell’epidemia di Hiv, con una differenza: quella era rapidamente calata. Lo statistico spera che le overdose seguiranno lo stesso cammino. “Siamo un Paese sviluppato, la speranza di vita dovrebbe aumentare, non diminuire”, ha detto.
Esistono due categorie di overdose:
- da una parte le droghe, non oppiacei, come la cocaina, la metamfetamina e gli altri psicostimolanti come il MDMA, responsabili di circa 27.000 morti;
- Ma l’aumento è largamente dovuto alla seconda categoria: gli oppiacei. Questa include l’eroina, la morfina e gli oppiacei cosiddetti di semi-sintesi come l’oxicodone, un antidolorifico prescritto con ricetta medica ma rintracciabile sul mercato nero, grazie all’aiuto di medici complici e di laboratori che pretendono di ignorare il problema, e che è spesso la porta di ingresso alla dipendenza.
Ultimamente, la maggior parte dei morti provengono da una nuova generazione: gli oppiacei sintetici, come il fentanyl, decine di volte più potente rispetto all’eroina, dove un errore di dosaggio può essere fatale.
Crescita minore
Queste sostanze sono facili da spedire per posta poiché una bassissima quantità, nascosta in una busta, è sufficiente. Il tasso di morti grazie agli oppiacei sintetici è raddoppiato dal 2015 al 2016. L’anno scorso, è aumentato “solo” del 45%. E’ l’unica nota di speranza che si ritrova nei dati del 2017: il numero di overdose continua a crescere ma ad un livello che sembra minore.
I dati preliminari del 2018 sembrano indicare che la crisi ha raggiunto il suo picco all’inizio dell’anno. Il governo Trump lo ha considerato. “Ma è difficile da dire, considerato che abbiamo dei dati, al momento, solo per un trimestre del 2018”, ha prudentemente detto Robert Anderson.
L’America ne è comunque colpita. Gli Stati rurali del centro del Paese, dal Texas al Dakota del Sud, sono relativamente risparmiati; la crisi è viva in New England, nella zona nord-est, dove le morti per overdose sono tali che forniscono un quarto di donazione di organi, facendo a gara con le morti per incidenti automobilistici. Questa crisi è molto forte anche in due Stati della cintura industriale (Ohio e Pennsylvania) e, soprattutto, la molto povera Virginia occidentale, in testa alla triste classifica con 58 morti ogni 100.000 persone, rispetto ad una media nazionale di 22.

(da un lancio dell’agenzia France Press – AFP del 29/11/2018)
 
 
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