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 ITALIA - ITALIA - Italia. Le staminali e la distrofia muscolare di Duchenne sui cani
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Notizia 
27 maggio 2004 20:08
 
Le cellule staminali potrebbero portare in un futuro non prossimo al recupero dei muscoli atrofici nei pazienti con distrofia muscolare di Duchenne. Ricerche italiane al momento in corso su cani gia' malati potrebbero costituire un piccolo passetto verso studi clinici sull'uomo.
E' quanto riferito da Giulio Cossu, direttore dell'Istituto di Ricerca sulle cellule staminali Dibit al San Raffaele di Milano, al meeting della federazione delle Accademie Nazionali di Medicina.
Lo studio sui cani distrofici, che e' iniziato da poco nei laboratori del Dibit, e' un grande traguardo perche' questi animali sono molto piu' simili a noi di quanto non lo siano i topi.
I primi risultati sulle ricerche ora in corso, anticipa lo scienziato, arriveranno il prossimo ottobre, "se saranno positivi ci saranno altri studi sui cani" e solo dopo sara' la volta di pazienti.
Gli studi sui cani, spiega Cossu, sono la diretta continuazione di un'analoga ricerca sui topi pubblicata lo scorso luglio sulla prestigiosa rivista scientifica Science.
Questa dimostrava l'effetto positivo di alcune cellule staminali, i 'mesoangioblasti' identificati nei vasi ematici fetali, su roditori modello sperimentale della malattia. Nei topi i mesoangioblasti iniettati attraversano il circolo ematico e raggiungono il tessuto muscolare, contribuendo a generare nuove fibre muscolari.
La distrofia di Duchenne e' una malattia genetica caratterizzata dalla distruzione progressiva e inarrestabile dei muscoli, causata dalla mancanza della proteina distrofina, per un difetto nel gene corrispondente. Questa proteina serve da collante per le cellule muscolari. Si stima che la patologia colpisca un bambino su 3500 in Italia.
I muscoli dei topi trattati, ricorda Cossu, contenevano fibre muscolari piu' grandi e numerose e apparentemente normali.
Se le stesse evidenze si riproducessero sui cani sarebbe molto piu' importante, sottolinea lo scienziato, perche' spesso quello che si verifica sperimentalmente sui topi non si riproduce poi sull'uomo. I cani invece ci somigliano di piu', hanno fasci di fibre muscolari di dimensioni maggiori, hanno le stesse nostre problematiche di tipo immunitario, quindi possono mettere in luce eventuali problemi di rigetto delle staminali iniettate, gli studi su di loro, pur costando di meno, sono molto simili a trial clinici sull'uomo.
Ai cani le staminali sono state gia' iniettate, rileva l'esperto, "ora stiamo aspettando di vedere se produrranno un miglioramento della loro malattia per poi procedere a iniezioni di staminali piu' consistenti, cioe' non limitate a una ristretta porzione di muscolo.
Non e' ancora vicina la soluzione del problema, conclude Cossu, ma queste esperienze evidenziano le possibili applicazioni cliniche delle staminali e quindi l'importanza di studiare tutte le tipologie di cellule bambine di cui disponiamo, non escluse quelle embrionali.
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