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 ITALIA - ITALIA - Agricoltura. Della Vedova: diversificare produzione per combattere fame nel mondo
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18 maggio 2017 18:05
 
 "La diversificazione nella produzione agricola, che favorisce sviluppo dei popoli ma anche sostenibilita' ambientale, e' una sfida fondamentale, in linea con l'Agenda di sviluppo 2015-2030. L'Italia, con sempre piu' giovani che scelgono di lavorare nell'agricoltura, e forte dell'esperienza dell'Expo di Milano, e' in prima linea in questo impegno coi partner internazionali". Lo dice Benedetto della Vedova, sottosegretario agli Affari esteri e alla cooperazione internazionale, aprendo il convegno alla Farnesina 'Building the sustainable food systems of the 21st Century: the agroecological alternative'. A organizzare l'incontro la Cooperazione italiana allo sviluppo del ministero degli Esteri e l'International panel of experts on sustainable systems - Ipes Food. La Carta adottata a Milano nel 2015 "coinvolge un milione di persone nella lotta alla fame e all'insicurezza alimentare". Nel mondo - come emerge dall'incontro - 795 milioni di persone soffrono la fame, la meta' delle quali sono agricoltori. Due milioni consuma una dieta che non gli fornisce tutti i nutrienti necessari, mentre infine 1,9 milioni di persone sono affette da obesita'. Le cifre sull'ambiente non sono piu' rassicuranti: tra il 19 e il 29 per cento del gas serra prodotto dall'uomo proviene dalla produzione agroalimentare. Il 70 per cento dell'acqua dolce di fiumi, laghi e sorgenti e' usata per irrigare le colture. "La transizione verso una produzione piu' corretta e sostenibile garantisce anche equita' sociale e una maggior cura della universita'" prosegue Della Vedova. "II gas serra, la perdita di biodiversita', l'erosione dei rilievi, la desertificazione e la contaminazione delle falde acquifere sono minacce che l'industria agro-alimentare deve sconfiggere". Non ultimo il benessere e il rispetto delle comunita' locali legate alla terra e degli agricoltori, "che devono essere protetti e deve essere consentito loro l'accesso ai mercati". In Italia sempre piu' giovani scelgono l'agricoltura, "un dato di cui non possiamo non tenere conto". Politiche che promuovano lo sviluppo del settore nonche' produzione in quantita' e qualita' spettano al governo, "che sta intervenendo anche con manovre che favoriscono sistemi cooperativi, associativi, o la sinergia con grandi organismi internazionali", il tutto "consentendo l'accesso alle conoscenze scientifiche, alla ricerca e all'innovazione tecnologica". Per Della Vedova "si puo' provare che agricoltura e innovazione non sono in contraddizione tra loro". Molti gli spunti di riflessione alla Farnesina, accompagnati da nuovi dati. Uno dei messaggi emersi durante l'incontro e' che bisogna cambiare il paradigma della produzione agricola, considerando che nel mondo 1,3 miliardi di persone - una su tre - lavorano in questo settore: non si puo' guardare piu' solo agli indicatori macroeconomici come Pil e fatturato delle esportazioni, ma dare la precedenza a fattori come la quantita' di nutrienti dei prodotti immessi nel mercato, la loro qualita', la resilienza delle comunita', la quantita' di investimenti in tecnologie ecologiche - ancora troppo ridotti - tutti nuovi indicatori fondati sulla sostenibilita' del settore agro-alimentare. D'altronde, le societa' continuano a puntare sul modello industriale della produzione, a carattere peraltro fortemente specializzata. Ma - come hanno sottolineato i relatori - esiste un legame simbiotico tra l'agricoltura industriale e l'industria dell'alimentare, che frenano la diversificazione delle colture. Inoltre, l'agricoltura e' inserita in un contesto preciso, quello della societa' contemporanea, in cui lo sviluppo dei trasporti, dell'energia, della finanza e del manifatturiero ha imposto da un lato ritmi nuovi al settore agricolo, dall'altro una perdita di capitali e forza lavoro. Lo studio Ipes ha individuato otto dinamiche che hanno un impatto negativo su questo settore: politiche orientate all'esportazione, misure di breve periodo, tendenza ad aspettarsi costi bassi dei prodotti, la dipendenza da uno stesso paradigma di investimento (l'agricoltura su' larga scala ad esempio e' motivata dal bisogno di rientrare del denaro investito), la convinzione secondo cui la fame nel mondo si combatte producendo piu' cibo, strategie settorializzate, e infine l'omologazione dei livelli di performance (per cui il successo di un'azienda agricola e' misurata in termini di ettari di coltivazioni, produttivita' per ogni singolo lavoratore e quantita' totale del raccolto). Tutte queste forze hanno un impatto sull'ambiente e sul reddito pro-capite, ma anche sulla salute delle persone: se si guarda al costo del cibo che consumiamo comparandolo a quello per le cure di patologie e disturbi derivanti da una dieta sbagliata, insufficiente o dannosa, ci si accorge che esiste un rapporto preciso: acquistare cibo un po' piu' costoso ma di qualita' maggiore consente di prevenire molte malattie e quindi di risparmiare denaro sia ai sistemi sanitari nazionali che alle singole persone, oltre a condurre una vita migliore.    
 
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