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Legno. Vietnam campione del commercio illegale
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Articolo di Redazione
8 maggio 2017 13:07
 
  Nel 2015, l’Environmental Investigation Agency (EIA), ONG con sede a Londra, ha fatto conoscere in un rapporto il ruolo dell’esercito vietnamita nel contrabbando di legno con provenienza dalle foreste del Laos. In un nuovo rapporto chiamato “Recidivi: il commercio di legno illegale continua in Vietnam”, la ONG denuncia un traffico simile, questa volta con un altro Paese frontaliero del Vietnam, la Cambogia. E questo mentre l’Ue e Hanoi stanno per concludere nei prossimi giorni un accordo per garantire che solo il legno legale potra’ essere esportato dal Vietnam.
Solo nel 2015, il Laos era il piu’ importante fornitore di legno al Vietnam. Ma in virtu’ di una crescente volonta’ politica del Laos di frenare la raccolta illegale di legno, il Vietnam si e’ rivolto alla Cambogia. Phnom Penh aveva pertanto preso, era il 2016, degli importanti provvedimenti per lottare contro questo traffico. Tra questi, il congelamento di tutte le esportazioni di legno verso il Vietnam nonche’ la creazione “di un comitato di coalizione per la prevenzione del crimine forestale”, supervisionato dal comandante della polizia militare nazionale, Sao Sokha. Quasi immediatamente, afferma il rapporto, il governo ha fatto sapere di aver eradicato tutte le raccolte illegali di legno nel Paese. “Non c’e’ nessun tipo di trasferimento di legno dalla Cambogia al Vietnam e all’interno del Paese”, dichiarava Sao Sokha a gennaio del 2016.
300 mila metri cubi di legno illegale
Un’affermazione smontata in blocco dall’ONG. Da novembre 2016 a marzo 2017, i ricercatori dell’EIA avrebbero scoperto un prelievo illegale di legno “ad un livello senza precedenti”, in seno alle “Community Protected Areas” (CPA), zone protette, di cui alcune finanziate dall’Ue, presenti nei parchi nazionali di Virachey e di Ou Ya Dev, nonche’ nella riserva naturale di Lumphat, nella provincia di Ratanakiri (nord-est della Cambogia). Da dicembre 2016 a febbraio 2017, circa 300.000 mq di legno illegale sarebbero transitati dalla Cambogia al Vietnam.
C’e’ un’immagine della CPA di O’Tabok, nel parco nazionale di Virachey, dove ha avuto inizio, alla fine del 2016, un prelievo illegale forestale. Secondo il leader della comunita’, interpellato dalla ONG, gli abitanti del villaggio sarebbero stati avvicinati a novembre del 2016 da dei “rappresentanti di un negoziatore vietnamita di legno”, conosciuto solo col nome “Yang” e accompagnato da un poliziotto militare cambogiano. Essi volevano ottenere il sostegno della comunita’ per raccogliere il legno delle foreste di O’Tabok, dicendo che le autorita’ nazionali e provinciali avevano gia’ convenuto in merito. Un compenso di 3.000 dollari era stato proposto loro. L’offerta era stata rifiutata. Poco importa: un centinaio di boscaioli cambogiani sarebbero ben presto arrivati nella regione, accompagnati dai militari, per lanciare la raccolta. Stesso scenario nelle foreste che sovrastano il fiume O’Tang. Anche li', gli abitanti del villaggio testimoniano di essere stati pagati da “un uomo d’affari vietnamita” prima di lanciare tagli e raccolta illegale.
L’EIA non e’ l’unica ONG ad allertare sul fenomeno della deforestazione che tocca l’insieme dei Paesi del Mekong (Vietnam, Cambogia, Laos, Birmania e Thailandia). Nel 2015, il Global Forest Watch rivelava, con l’appoggio dei dati satellitari dell’Universita’ del Maryland e di Google, che il Pianeta aveva perso nel 2014 piu’ di 18 milioni di ettari di coperture arboree, cioe’ due volte la superficie del Portogallo. Con 1,4 milioni di ettari di foresta eradicati dal 2011, la Cambogia detiene il record del Paese che ha conosciuto la piu’ rapida crescita della perdita della sua copertura arborea, al ritmo del 14,4% all’anno. Per il World Resources Institute (WRI), questo e’ dovuto in gran parte alla conversione delle foreste naturali in piantagioni di caucciu’.

(articolo di Estelle Pattée, pubblicato sul quotidiano Libération del 08/05/2017)
 
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