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Gli antibiotici del futuro sono nascosti in fondo al mare
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Articolo di Redazione
16 gennaio 2017 10:51
 
 Alexander Fleming e’ uno degli scienziati piu’ famosi della storia. Sicuramente per la grande quantita’ di vite che le sue indagini sulla penicillina e gli antibiotici hanno aiutato a salvare negli anni. Il medico britannico sapeva certamente che le sue scoperte non erano eterne, che avrebbe potuto esserci un momento in cui i microbi che erano all’origine delle malattie e delle infezioni, potevano avere il sopravvento. E’ cosi’ che disse nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel nel 1945: “Non e’ difficile produrre microbi resistenti alla penicillina.. ci potra’ essere un tempo in cui la penicillina potra’ essere acquistata da qualunque persona in un negozio, ma esistera’ il pericolo che le persone si autosomministrino dosi basse ed esponga i microbi a quantita’ non letali di questo farmaco, verso cui sono resistenti”. Quel giorno e’ arrivato e l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) e’ da tempo che ha lanciato un allerta in merito. Keliji Fukuda, subdirettore dell’OMS per la Sicurezza Sanitaria, nel 2012 assicurava: “ Se non troviamo rimedi importanti per migliorare la prevenzione delle infezioni e non ambiamo il nostro modo di produrre, prescrivere e utilizzare gli antibiotici, il mondo soffrira’ una perdita progressiva di questi effetti benefici per la salute pubblica mondiale, con ripercussioni che saranno devastanti”.
Alcuni studi indicano che il 50% dei pazienti ospedalizzati ricevono trattamenti antibiotici e, tra loro, la meta’ ha una prescrizione che non adeguata al proprio caso.
Se non fosse per le drammatiche conseguenze di questi errori, la mancanza di efficacia degli antibiotici potrebbe essere letta come un capitolo piu’ che appassionante di un libro sulla lotta per la vita.. I batteri si fanno resistenti, si adattano, per sopravvivere. E la nostra scienza deve trovare nuove soluzioni a fronte di questo problema. Uno dei ricercatori che sta maggiormente lavorando in questo campo e’ il chimico oceanografico statunitense William Fenical (ricercatore alla “Scripps Institution of Oceanography”), che dagli anni 70 sta raccogliendo microorganismi marini che possono servire per la produzione di farmaci. Il mare, per Fenical, e’ un gigantesco laboratorio pieno di forme di vita che hanno subito evoluzioni durante centinaia di migliaia di anni di selezione naturale, e in questi ci puo’ essere la risposta -fino ad oggi ignorata- alla perdita di efficacia degli antibiotici terrestri. Questa possibilita’ si e’ manifestata all’équipe di Fenical nel 2001 quando, analizzando il DNA di un batterio che era nel fango del fondo marino, si resero conto che si erano trovati davanti ad un microbo sconosciuto fino a quel momento dalla scienza.
Fenical assicura che “nel 2030 morira’ piu’ gente per malattie infettive che non per cancro”, e questo ci da’ idea dell’urgenza delle sue ricerche. La chiave perche’ questo non accada, e’ che l’industria farmaceutica investa nella produzione di nuovi antibiotici, e questo significa non concentrare il confronto sulla salute mondiale al solito terreno della redditivita’ economica. L’augurio e’ che coloro che hanno la possibilita’ di decidere sentano voci autorevoli come quella di Fenical. La vita di milioni di persone dipende da questo….

(articolo di Zuberoa Marcos e Noelia Núñez pubblicato sul quotidiano El Pais del 16/01/2017)
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