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Antibiotici. Beneficio per la salute o per le aziende farmaceutiche?
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Articolo di Redazione
15 gennaio 2017 16:45
 
 Dopo la scoperta della penicillina nel 1928 e l’introduzione dell’ultimo grande gruppo di antibiotici negli anni 60, la capacita’ umana di combattere i batteri patogeni e’ un motore in trasformazione. Ma col tempo, la quantita’ di antibiotici con effetto sui batteri e’ diminuita, e alcuni patogeni sono diventati resistenti a tutti o quasi tutti i farmaci conosciuti: malattie infettive che erano trattabili stanno sempre di piu’ diventando mortali.
Si calcola che la resistenza agli antibiotici oggi produca qualcosa come 700.000 morti all’anno, con un costo economico siderale. In virtu’ di questo si sta compromettendo la capacita’ di combattere il cancro, di trapiantare gli organi e di mettere protesi, con numeri che non sono in aumento.
Molti fattori hanno contribuito all’aumento della resistenza agli antibiotici. I batteri possono riprodursi e mutare con grande rapidita’, e sono capaci di di stabilire una specie di “Internet genetica” che permette a certi microrganismi patogeni di “scaricare” geni di resistenza. Inoltre, la maggior parte degli antibiotici sono prodotti naturali di batteri del suolo, da cui puo’ venir fuori una resistenza in modo naturale: per l’introduzione di antibiotici artificiali in grande scala, i batteri resistenti sono diventati i piu’ prevalenti.
Oggi gli esseri umani usano qualcosa come 100.000 tonnellate di antibiotici ogni anno. Se si usano correttamente per salvare vite, si potrebbe avere un’analisi di costo-beneficio ragionevole. Ma quasi il 70% viene usato perche’ gli animali di allevamento crescano in modo piu’ rapido. L’altro 30% per il trattamento di malattie in esseri umani, ma somministrati in modo non corretto o senza necessita’. E come una parte sostanziale di quelli usati per l’ambiente con le acque di servitu’ e l’esterocoli, le comunita’ batteriche presenti nel terreno, l’acqua e la flora spesso ne sono esposti.
Se non si smette con questo abuso di antibiotici, presto resteremo senza farmaci per trattare efficacemente le infezioni batteriche. Sebbene si stiano facendo alcuni passi (lo scorso settembre, in un incontro ad alto livello delle Nazioni Unite sono state presentate delle proposte di intervento a livello internazionale), gli stessi rischiano di essere inadeguati.
Quello che realmente occorre e’ il divieto internazionale immediato dell’uso agricolo degli antibiotici. Inoltre c’e’ da rivedere e rendere migliori le norme per l’uso clinico (cosa a cui la comunita’ medica oggi presta poca attenzione). Basterebbero questi due provvedimenti (che potrebbero essere controllati da organismi ufficiali) per ridurre l’uso di antibiotici di quasi l’80%, fatto che frenerebbe considerevolmente l’aumento della resistenza.
Far si’ che i governi implementino questi strumenti, non sara’ facile, perche’ si va contro poderosi interessi economici: il piu’ ovvio e’ quello dell’industria farmaceutica, che ogni anno vende 400.000 milioni di dollari di antibiotici. E siccome le mega aziende farmaceutiche hanno grandi guadagni dall’abuso continuo di questi prodotti, hanno poco interesse allo sviluppo di altri nuovi farmaci per frenare i batteri resistenti: i farmaci per malattie croniche e per il cancro, sono molto redditizi.
Per questo, le grandi imprese propongono che si applichino incentivi alla ricerca e allo sviluppo di nuovi antibiotici, per esempio estensione di autorizzazioni o esenzioni di imposte (perche’ devono far fronte a costi altissimi per i nuovi farmaci). E questi incentivi sarebbero molto piu’ cospicui rispetto al costo delle attivita’ reali, in modo che possano servire come strumenti per canalizzare fondi pubblici verso imprese private (lo stesso meccanismo che ha causato il problema).
Invece di tanta cupidigia, le societa’ dovrebbero analizzare l’uso di alcuni punti fermi della loro attivita’. Propongo un’iniziativa che qualifichi le imprese farmaceutiche in base al loro contributo alla soluzione della resistenza agli antibiotici; e quelle che non vi contribuiscono dovrebbero essere punite con meno business. Chiamo la mia proposta Nanbu: “no antibiotics, no business”.
Lo schema Nanbu prevede punti a imprese con solidi programmi di ricerca o che hanno nuovi antibiotici nei programmi di sviluppo. Quindi guadagneranno punti le imprese che non fabbricano o vendano antibiotici a fini agricoli, o che non siano disponibili per l’uso di antibiotici in malattie che non ne necessitano. Quelle che fanno il contrario (commercializzazione di antibiotici come crescita per il guadagno o stimolare di continuo i medici perche’ rilascino ricette in merito), perderanno punti.
Quasi tutte le aziende farmaceutiche accumuleranno punteggi negativi. Ma le classifiche potranno aggiustarsi col tempo, sempre in accordo con la opinione scientifica determinante di un gruppo indipendente di esperti, e usandolo come criterio per l’acquisto di farmaci.
Per molti farmaci importanti ci sono diversi marchi commerciali efficaci e con simili vantaggi. I clinici potranno fare ricette preferendo i marchi di imprese con alti punteggi ed evitare le altre. I pazienti potranno contribuire a queste decisioni e procedere in proprio all’acquisto di farmaci nel mercato libero. Col tempo, la redditivita’ degli antibiotici aumentera’ in virtu’ del fatto che le imprese coinvolte venderanno maggiori quantita’ di loro altri farmaci e diminuira’ la necessita’ di costosi incentivi.
La chiave del successo dello schema Nanbu e’ garantire che tutto il mondo comprenda la minaccia che sta dietro la resistenza agli antibiotici e che bisogna impegnarsi per combatterla. Questo motivera’ medici e pazienti a tenere in considerazione i punteggi Nanbu quando decidono sui farmaci, e nello stesso tempo servira’ a far pressione sui Governi per trovare mezzi piu’ efficaci. L’uso di campagne di sensibilizzazione pubblica per far si’ che i Governi applichino strumenti necessari, nel passato e’ stato difficile che abbiano funzionato (per esempio, per la sostenibilita’ dell’ambiente forestale e ittico). La sensibilizzazione pubblica e’ stata una delle priorita’ nella riunione dell’ONU. Ma per venire a capo di questa iniziativa globale, abbiamo bisogno di una nuova istituzione internazionale che realmente sia all’altezza della situazione. Una ONG internazionale per l’implementazione dello schema Nanbu potrebbe far fronte alla naturale transnazionalita’ della maggior parte delle imprese farmaceutiche e sarebbe protetta da pressioni politiche o condizionamenti a livello nazionale.
I batteri resistenti agli antibiotici sono una minaccia globale, che non consente una soluzione esclusivamente nazionale. Il mondo deve pensare e mettere in movimento per difendere gli immensi benefici che gli antibiotici arrecano alla salute e al benessere dell’umanita’.

(articolo di Carlos F. Amábile-Cuevas, direttore della Fundación Lusara, un’istituzione di ricerche private senza fini di lucro con sede a Citta’ del Messico)
Copyright: Project Syndicate, 2016. www.project-syndicate.org
 
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