testata ADUC
 MONDO - MONDO - Per sfa­ma­re il mon­do non dob­bia­mo pro­dur­re più cibo, ma pro­dur­lo me­glio
Scarica e stampa il PDF
Notizia di Redazione
10 dicembre 2020 9:45
 

L’a­groe­co­lo­gia e la sfi­da per un’a­gri­col­tu­ra pro­dut­ti­va e so­ste­ni­bi­le

“La cri­si del co­ro­na­vi­rus ha di­mo­stra­to la vul­ne­ra­bi­li­tà di tut­ti noi e l’im­por­tan­za di ri­pri­sti­na­re l’e­qui­li­brio tra l’at­ti­vi­tà uma­na e la na­tu­ra”, af­fer­ma Frans Tim­mer­mans, vi­ce­pre­si­den­te ese­cu­ti­vo del­la Com­mis­sio­ne eu­ro­pea. La stra­te­gia del­la Com­mis­sio­ne eu­ro­pea per ri­sa­na­re que­sti scom­pen­si, in­se­ri­ta nel­le prio­ri­tà per il pe­rio­do 2019-2024, pren­de il nome di “Farm to Fork” (tra­dot­to in ita­lia­no con l’e­spres­sio­ne “Dal pro­dut­to­re al con­su­ma­to­re”). Si trat­ta di una se­rie di ini­zia­ti­ve, in­se­ri­te nel qua­dro del Green Deal, vol­te a ri­dur­re l’u­so di pe­sti­ci­di e di fer­ti­liz­zan­ti in agri­col­tu­ra e pro­muo­ve­re l’a­gri­col­tu­ra bio­lo­gi­ca. L’o­biet­ti­vo è il 25% di col­ti­va­zio­ne bio­lo­gi­ca sul to­ta­le del ter­re­no agri­co­lo en­tro il 2030.

L’a­gri­col­tu­ra è alla base del­la no­stra pro­du­zio­ne ali­men­ta­re. Se la orien­tas­si­mo in una di­re­zio­ne so­ste­ni­bi­le, come quel­la pro­po­sta dal­la Com­mis­sio­ne eu­ro­pea, po­trem­mo ri­sol­ve­re la fame nel mon­do, così come mol­ti dei pro­ble­mi so­cia­li as­so­cia­ti. Am­bi­zio­so? Si­cu­ra­men­te. Ir­rea­li­sti­co? Per nien­te.

Gli scien­zia­ti sti­ma­no che gli agri­col­to­ri pro­du­ca­no già cibo suf­fi­cien­te a sfa­ma­re 10 mi­liar­di di per­so­ne, ben più dei 7,3 at­tua­li abi­tan­ti del­la Ter­ra. No­no­stan­te ciò, nel 2019 qua­si 690 mi­lio­ni di per­so­ne nel mon­do han­no sof­fer­to la fame. La ci­fra toc­ca i due mi­liar­di se si con­si­de­ra­no tut­te le per­so­ne che, per pro­ble­mi eco­no­mi­ci, non pos­so­no per­met­ter­si una die­ta sana o nu­trien­te. Sen­za con­ta­re gli ul­te­rio­ri 130 mi­lio­ni che po­treb­be­ro ca­de­re que­st’an­no nel­la mor­sa del­la mal­nu­tri­zio­ne cro­ni­ca a cau­sa del­l’e­mer­gen­za co­ro­na­vi­rus. Il tut­to men­tre cir­ca un ter­zo del cibo pro­dot­to a li­vel­lo mon­dia­le non rag­giun­ge nem­me­no le no­stre ta­vo­le, per­ché fi­ni­sce nei ri­fiu­ti, si de­te­rio­ra o vie­ne la­scia­to nei cam­pi.

È evi­den­te che l’at­tua­le fi­lie­ra ali­men­ta­re por­ti in sé de­bo­lez­ze pro­fon­de, che van­no af­fron­ta­te alla ra­di­ce. Se­con­do il rap­por­to “Far­ming for the Fu­tu­re” del­l’or­ga­niz­za­zio­ne Friends of the Ear­th, sono da at­tri­bui­re all’agri­col­tu­ra in­du­stria­le fe­no­me­ni come il ra­pi­do esau­ri­men­to e/?o in­qui­na­men­to del­le ri­sor­se idri­che, la de­gra­da­zio­ne del suo­lo, mas­sic­ce emis­sio­ni di gas ser­ra che han­no un for­te im­pat­to sul ri­scal­da­men­to glo­ba­le e la per­di­ta di bio­di­ver­si­tà ani­ma­le e ve­ge­ta­le. È un mo­del­lo eco­no­mi­co che non fun­zio­na.
Un ap­proc­cio di­ver­so, so­ste­ni­bi­le su tut­ti i fron­ti, è quel­lo del­l’a­groe­co­lo­gia. La Com­mis­sio­ne eu­ro­pea la de­fi­ni­sce come “l’ap­pli­ca­zio­ne in­te­gra­ta e con­giun­ta di una se­rie di prin­ci­pi e tec­ni­che che mi­ra­no a pro­dur­re quan­ti­tà mag­gio­ri di cibo e al­tri bio­ma­te­ria­li, e al con­tem­po man­te­ne­re o mi­glio­ra­re lo sta­to de­gli eco­si­ste­mi e la loro ca­pa­ci­tà di for­ni­re i ser­vi­zi eco­si­ste­mi­ci per il so­sten­ta­men­to del­la vita”. In­te­gra, in po­che pa­ro­le, le tec­ni­che del­l’a­gri­col­tu­ra alla co­no­scen­za del fun­zio­na­men­to de­gli eco­si­ste­mi: è un ap­proc­cio oli­sti­co al­l’a­gri­col­tu­ra, che con­sen­te alla na­tu­ra di ri­ge­ne­ra­re le pro­prie ri­sor­se e al­l’uo­mo di vi­ve­re – di­gni­to­sa­men­te – in ar­mo­nia con esse, in un si­ste­ma che ga­ran­ti­sce an­che di­ver­si­tà cul­tu­ra­le e giu­sti­zia so­cia­le.

I pas­si per rea­liz­za­re una tran­si­zio­ne agroe­co­lo­gi­ca sono nu­me­ro­si ma mi­nu­zio­sa­men­te de­scrit­ti. È ne­ces­sa­rio, pri­ma di tut­to, po­ten­zia­re il ri­ci­clag­gio del­la bio­mas­sa per fa­vo­ri­re il ci­clo dei nu­trien­ti nel­l’ar­co del tem­po. Il cam­po è un eco­si­ste­ma com­ples­so e per raf­for­zar­lo è ne­ces­sa­rio trat­tar­lo come un or­ga­ni­smo con le pro­prie di­fe­se im­mu­ni­ta­rie: il pas­so suc­ces­si­vo è quel­lo di raf­for­za­re la bio­di­ver­si­tà fun­zio­na­le e crea­re ha­bi­tat ad hoc, in­cen­ti­van­do allo stes­so tem­po l’at­ti­vi­tà bio­lo­gi­ca del suo­lo. È es­sen­zia­le, suc­ces­si­va­men­te, ri­dur­re al mi­ni­mo gli spre­chi e ot­ti­miz­za­re il ci­clo di ri­ge­ne­ra­zio­ne del­le ri­sor­se na­tu­ra­li e del­l’a­gro­bio­di­ver­si­tà. Bi­so­gna in­fi­ne di­ver­si­fi­ca­re le spe­cie e le ri­sor­se ge­ne­ti­che pre­sen­ti nel si­ste­ma e po­ten­zia­re le in­te­ra­zio­ni e le si­ner­gie bio­lo­gi­che tra di esse.

I be­ne­fi­ci non sono solo am­bien­ta­li (seb­be­ne do­vrem­mo con­si­de­ra­re che sia­mo an­che noi par­te del­l’am­bien­te e che dal­la sua sa­lu­te di­pen­de an­che la no­stra), ma ef­fet­ti­vi e di­ret­ta­men­te re­la­zio­na­bi­li al be­nes­se­re uma­no: le ri­cer­che di­mo­stra­no con sem­pre mag­gio­re ac­cu­ra­tez­za che un si­ste­ma agroe­co­lo­gi­co su sca­la glo­ba­le po­treb­be pro­dur­re scor­te ali­men­ta­ri più che suf­fi­cien­ti per sfa­ma­re la po­po­la­zio­ne mon­dia­le, ge­ne­ran­do allo stes­so tem­po be­ne­fi­ci eco­no­mi­ci, sa­ni­ta­ri e am­bien­ta­li.

In par­te so­vrap­po­ni­bi­le alle pra­ti­che agroe­co­lo­gi­che, l’agri­col­tu­ra bio­lo­gi­ca è oggi quan­to di più vi­ci­no pos­se­dia­mo a quel tipo di agri­col­tu­ra, so­ste­ni­bi­le sot­to tut­ti gli aspet­ti, da quel­lo am­bien­ta­le a quel­lo so­cio-eco­no­mi­co. No­no­stan­te al­cu­ne pra­ti­che de­gli agri­col­to­ri bio­lo­gi­ci sto­ni­no con l’ap­proc­cio eco­si­ste­mi­co del­l’a­groe­co­lo­gia, non si puà ne­ga­re che il bio­lo­gi­co sia, al­me­no in Ita­lia, il prin­ci­pa­le mo­to­re del­la ri­cer­ca in agroe­co­lo­gia.

Ri­spet­to agli obiet­ti­vi eu­ro­pei ci­ta­ti a ini­zio ar­ti­co­lo, l’I­ta­lia è a un buon pun­to se pa­ra­go­na­ta agli al­tri at­to­ri del vec­chio con­ti­nen­te. L’in­ci­den­za del­la su­per­fi­cie bio­lo­gi­ca nel no­stro Pae­se ha rag­giun­to nel 2019 il 15,8% del to­ta­le del­la su­per­fi­cie agri­co­la na­zio­na­le: que­sto po­si­zio­na l’I­ta­lia al di so­pra del­la me­dia UE, che nel 2018 si at­te­sta­va al­l’8%.

Ci sa­reb­be bi­so­gno si­cu­ra­men­te di più co­rag­gio e mag­gio­re in­ci­si­vi­tà, ma se­gna­li po­si­ti­vi ven­go­no da ini­zia­ti­ve vir­tuo­se come quel­la dei Bio-Di­stret­ti, vale a dire aree geo­gra­fi­che sub-re­gio­na­li nel­le qua­li si co­sti­tui­sco­no as­so­cia­zio­ni tra pro­dut­to­ri agri­co­li e agroa­li­men­ta­ri, cit­ta­di­ni/?con­su­ma­to­ri, am­mi­ni­stra­zio­ni pub­bli­che lo­ca­li, par­chi na­zio­na­li e re­gio­na­li, aree na­tu­ra­li pro­tet­te, im­pre­se com­mer­cia­li, tu­ri­sti­che e cul­tu­ra­li, as­so­cia­zio­ni so­cia­li, cul­tu­ra­li e am­bien­ta­li­ste. Tut­ti que­sti at­to­ri con­di­vi­do­no ed agi­sco­no se­con­do i prin­ci­pi ed i me­to­di di pro­du­zio­ne e con­su­mo bio­lo­gi­co e del­l’a­gro-eco­lo­gia.

La spe­ran­za è quel­la che, al loro in­ter­no, le pra­ti­che bio­lo­gi­che, in­te­se nel loro sen­so più oli­sti­co ed eco­si­ste­mi­co, pos­sa­no tro­va­re una frut­tuo­sa co­mu­nio­ne con i prin­ci­pi agroe­co­lo­gi­ci, al­li­nean­do­si agli obiet­ti­vi co­mu­ni­ta­ri e po­nen­do­si come un mi­cro­co­smo che sca­te­ni un cam­bia­men­to po­si­ti­vo nel ma­cro­co­smo eu­ro­peo e glo­ba­le.

(articolo di Junio Silvestri su Italiani, Rivista della Fondazione Italiani del 08/12/2020)
 
CHI PAGA ADUC
l’associazione non percepisce ed è contraria ai finanziamenti pubblici (anche il 5 per mille)
La sua forza sono iscrizioni e contributi donati da chi la ritiene utile

DONA ORA
 
 
NOTIZIE IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori