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 ITALIA - ITALIA - Farmaci equivalenti in crescita, ma boom biosimilari
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18 marzo 2019 12:54
 
Continua la lenta diffusione dei farmaci equivalenti mentre i biosimilari, ovvero i biologici senza brevetto, registrano un vero e proprio boom con un aumento del 53% in un anno. Questi i dati contenuti nel Report annuale 2018, realizzato dal Centro Sudi Assogenerici su dati Iqvia. Gli equivalenti nel 2018 hanno assorbito il 22,23% del mercato a confezioni (+0,76% sul 2017) e il 13,8% del mercato a valori (+1,4% sul 2017) nel canale farmacia. Un giro d'affari quasi esclusivamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con 9 confezioni su 10 totalmente rimborsabili. Questo a fronte di una nuova generale contrazione del mercato di classe A nel canale farmacia: le confezioni rimborsate sono diminuite infatti del -0,9% rispetto al 2017 e la spesa del -3,8%, una riduzione soprattutto a carico di medicinali ancora coperti da brevetto. Per quanto riguarda i consumi per aree geografiche, il ricorso agli equivalenti continua a salire al Nord (36,8% a unita' e 27,8% a valori), piu' lentamente al Centro (27,2% a unita'; 21,1% a valori) e al Sud (21,9% a unita' e 16,8% a valori). Inalterata anche l'inclinazione ai consumi nelle singole Regioni: in testa la Provincia Autonoma di Trento, dove e' off patent l'83,5% delle unita' dispensate dal SSN in classe A. Seguono a stretto giro Lombardia, Emilia Romagna. All'estremo opposto, la Calabria. Spiccano il volo, nel 2018, i biosimilari, molecole simili a farmaci biologici (ovvero non prodotti sinteticamente, ma all'interno di sistemi viventi come le cellule) gia' autorizzati per uso clinico. I biosimilari in commercio in Italia sono saliti da 8 a 12 e hanno assorbito il 17% dei consumi contro l'83% detenuto dai corrispondenti originator, registrando una crescita dei consumi del 53,7% rispetto al 2017. A registrare il maggior consumo sono la Valle d'Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 50,21% sul mercato complessivo di riferimento. Seguono Emilia Romagna e Toscana. Fanalini di coda Umbria (5,31%) e Puglia (6,94%).
 
 
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