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 FRANCIA - FRANCIA - Cannabis terapeutica. I primi passi per autorizzazione e sperimentazione
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28 dicembre 2018 10:48
 
La porta è ormai aperta per una legge sulla cannabis ad uso terapeutico. L’Agence nationale de la sécurité et du médicament (ANSM) ha giudicato “pertinente”, lo scorso giovedì 27 dicembre, l’autorizzazione di questa pianta per dei pazienti “in alcune situazioni patologiche” e “in caso di cure insufficienti o di cattiva tolleranza delle terapie, farmacologiche o meno”.
Una comunicazione che riprende le conclusioni dello scorso 13 dicembre da parte el comitato di esperti (CSST) organizzato dall’ANSM tre mesi prima, dopo la richiesta da parte del ministro della sanità Agnès Buzyn.
Questo semaforo verde è stato subito accompagnato dall’annuncio di un primo calendario. Da qui a giugno 2019, il comitato di esperti dovrà aver raggiunto le sue conclusioni sulle “modalità per l’uso medico” da parte dei pazienti ed aver definito le condizioni per una sperimentazione. “Che dovrebbe essere avviata entro al fine del 2019 ed essere molto più strutturata nel 2020”, spiega al quotidiano Le Monde Dominique Martin, direttore generale dell’ANSM, che giudica “importante” la tappa stabilita giovedì scorso. “Stiamo andando verso una modifica dei regolamenti legali per l’uso di cannabis terapeutica in alcune circostanze”, ha detto.
Alcune importanti limitazioni sono tuttavia già state poste: l’ANSM ha fatto proprie le indicazioni dello scorso 13 dicembre. La somministrazione infatti riguarderà: i dolori refrattari, alcune forme di epilessia gravi e refrattarie ai farmaci, le cure di supporto in oncologia, le situazioni palliative o gli spasmi dolorosi della sclerosi a placche. Cioé “qualche migliaio di pazienti in Francia che non sono sottoposti alle cure tradizionali”, stima il professor Nicolas Authier, che presiede il CSST.
No alle canne terapeutiche
Altra modalità indicata, la cannabis non potrà essere fumata in virtù dei “rischi per la salute” legati alla combustione. Niente canne terapeutiche, quindi. Il CSST è incaricato di fare le altre raccomandazioni per gli altri modi di somministrazione: spray, inalazione, gel, gocce, supposte, olii, sottolingua, cerotti.. la cannabis, inoltre, non dovrà essere prescritta come prima cura.
Alcuni aspetti della sperimentazione sono già noti. “Si possono immaginare dei centri che gestiscono come è già stato fatto alla fine degli anni 1970-1980 per l’accesso al metadone per i pazienti eroinomani – dice Authier-. Questo permetterebbe di dare accesso gratuito ai pazienti raccogliendo i dati scientifici”.
Molte questioni devono ancora essere affrontate. Tutti i medici potranno prescrivere o solo qualche specialista (neurologi, cancerologi)? Quale sarà la formazione per i medici? Quale cannabis, sapendo che esistono decine di varietà ed alcuni preparati standardizzati, sarà prescritta? Quale sarà il dosaggio? Chi coltiverà la pianta? Quale sarà il rimborso da parte della Sicurezza sociale?
Oltre queste questioni che sono nella tabella di marcia del CSST, altre, molto concrete, potrebbero sorgere in virtù della legge del 1970 che proibisce il consumo di droghe illegali. “Come verrà preso in considerazione il controllo su chi guida? O nei luoghi di lavoro?, si domanda Yann Bisiou, specialista di diritto della droga all’Università Paul-Valery-Montpellier-III. Anche se le persone che ne saranno coinvolte sono spesso affette da patologie molto pesanti, e non lavorano o guidano, la questione del loro inserimento sociale si pone”.
Nessun aiuto immediato ai pazienti
I pazienti francesi che traggono beneficio grazie alla cannabis terapeutica sono per il momento inibiti dal rifornirsi illegalmente, senza garanzie sulla qualità dei prodotti, o di andare in Paesi dove la cannabis medica è autorizzata, come la Svizzera. “Essi sono indotti a vivere un percorso da combattenti per rifornirsi”, sottolinea il dottor Pascal Douek, membro della Fondazione ARSEP per la ricerca sulla sclerosi a placche. Che prende in considerazione anche un aspetto finanziario “importante” che riserva di fatto l’uso di questa pianta ad “una frangia della popolazione che ne ha i mezzi per farlo”.
Per aiutare questi pazienti fino alla legalizzazione della cannabis terapeutica, i tredici membri del CSST hanno previsto di meglio individuarli e meglio assisterli per “ottimizzare il loro consumo”. Questa posizione, che potrebbe essere interpretata come una sorta di appello alla tolleranza delle forze dell’ordine e dei tribunali, non è stato fatto propria dall’ANSM.
“Che coloro che curano abbiano un'attenzione particolare con questi pazienti, lo si concepisce bene, anche se questi prodotti non sono autorizzati, spiega Dominique Martin. Ma questa opinione del CSST non può essere presa in considerazione in quanto tale, noi siamo un'autorità di regolamentazione e le nostre decisioni hanno un ambito normativo".
Una trentina di Paesi nel mondo, tra cui numerosi Stati americani e il Canada autorizzano già la cannabis terapeutica, oltre a ventuno dell’Unione europea e Svizzera, Norvegia, Israele e Turchia.

(articolo di François Béguin, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 28/12/2018)
 
 
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