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 ITALIA - ITALIA - Cannabis terapeutica ed epilessia. Arma per bimbi resistenti ai farmaci
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8 febbraio 2018 10:06
 
 L'epilessia colpisce 500mila italiani, tra adulti e bambini. Una malattia caratterizzata da crisi improvvise, celebrata il 12 febbraio con una Giornata mondiale. Per i pazienti resistenti ai farmaci tradizionali arrivano nuove speranze di cura: alcune sostanze contenute nella cannabis sarebbero in grado di controllare le crisi nei bambini, con risultati promettenti per tutti i pazienti farmacoresistenti. "Il cannabidiolo si sta dimostrando efficace in pazienti farmacoresistenti per alcune forme più gravi di epilessia, con una riduzione della frequenza delle crisi di quasi la metà. In futuro in Italia potrebbe diventare un'alternativa di cura per decine di migliaia di persone", spiega Marilena Vecchi, neuroepilettologa del Dipartimento della Salute della donna e del bambino dell'azienda ospedaliera di Padova, responsabile del Centro di riferimento nazionale Lice per la diagnosi e cura dell'epilessia infantile. 
Al convegno 'Update in epilettologia' 2018, che il 9 e 10 febbraio riunirà a Padova i maggiori esperti del settore, saranno approfondite le nuove frontiere di cura contro la malattia. "La terapia farmacologica classica funziona nel 70% dei casi", mentre "nel restante 30% i malati vanno indirizzati verso soluzioni alternative - spiega l'esperta - come chirurgia resettiva, dieta chetogenica. Risultati promettenti sono arrivati più recentemente per il cannabidiolo. Gli studi clinici randomizzati e controllati condotti negli Stati Uniti e in Europa hanno iniziato a mostrare l'azione antiepilettica del cannabidiolo, sostanza contenuta nella cannabis sativa e già autorizzata in Italia per gravi patologie. I risultati più recenti, pubblicati nel 2017 e 2018, hanno mostrato la sua efficacia nei pazienti con epilessie farmacoresistenti come la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox Gastaut, due forme di epilessia molto grave associata a disabilità, mostrando, oltre che un profilo di sicurezza buono, la riduzione della frequenza crisi del 35-40% nel periodo di trattamento rispetto al periodo basale". 
Gli studi hanno visto per la prima volta l'azione di un farmaco a base di cannabidiolo testato su ampie popolazioni di pazienti tra i 2 e i 18 anni. Sia per lo studio condotto per la sindrome di Dravet che per quello condotto su pazienti con sindrome di Lennox Gastaut, è stata analizzata la riduzione della frequenza crisi tra i soggetti trattati con cannabidiolo e quelli sotto placebo. In entrambi gli studi, sottolinea Vecchi, è stata dimostrata una riduzione statisticamente significativa delle crisi più invalidanti (crisi convulsive per i Dravet e crisi di caduta per i Lennox Gastaut). Una terapia promettente che potrebbe essere disponibile anche in Italia. "Il farmaco - dice Vecchi - dovrebbe entrare in commercio negli Usa durante l'estate prossima; a quel punto in Italia si potranno avviare le procedure per ottenerne la disponibilità come farmaco orfano. Per la commercializzazione in Europa e in Italia si dovrà attendere, ma si potrebbe ipotizzare l'immissione nel mercato per il 2019. Ad oggi la sua efficacia è confermata per categorie ristrette: pazienti più gravi, con disabilità intellettiva. Per estenderne l'utilizzo dovremo aspettare nuovi studi. Non bisogna comunque dimenticare che per ogni paziente farmacoresistente si debba sempre pensare a un'alternativa che preveda il trattamento chirurgico o la dieta chetogenica", conclude. 
 
 
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