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 MONDO - MONDO - Cambiamento climatico. Osservatorio Germanwatch boccia 56 Paesi e Ue
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Notizia 
28 dicembre 2018 8:16
 
È vuoto il podio della classifica annuale di Germanwatch, che analizza le performance climatiche di 56 Paesi più l’Unione europea nel suo complesso, che insieme contribuiscono al 90% delle emissioni globali.
Nessuno dei Paesi, secondo il rapporto realizzato in collaborazione con CAN, NewClimate Institute e per l’Italia con Legambiente, ha raggiunto la performance necessaria per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici e non superare la soglia critica di 1,5 °C.
La classifica parte quindi dal quarto posto, assegnato alla Svezia con un’ottima performance nella riduzione delle emissioni e una continua crescita delle rinnovabili, seguita dal Marocco che consolida la sua leadership tra i Paesi in via di sviluppo grazie ai considerevoli investimenti nelle rinnovabili e a un’ambiziosa politica climatica.
Tra i paesi emergenti, segnala una nota di Legambiente – l’India ha fatto un importante passo in avanti posizionandosi all’11° posto, grazie ad una buona performance climatica dovuta alle basse emissioni pro-capite e al considerevole sviluppo delle rinnovabili.
Perde sette posizioni, invece, l’Italia che scende al 23° posto rispetto al 16° dello scorso anno. Risultato raggiunto, nonostante una buona performance nell’uso di energia, per il rallentamento dello sviluppo delle rinnovabili e soprattutto per l’assenza di una politica climatica nazionale (28a posizione) adeguata agli obiettivi di Parigi. Le emissioni nel 2017 sono diminuite, infatti, di appena lo 0,3% rispetto all’anno precedente con una riduzione solo del 17,7% rispetto al 1990.
In questo contesto, l’Unione europea nel suo complesso fa un piccolo passo in avanti posizionandosi al 16° posto, rispetto al 21° dello scorso anno, grazie ad una politica climatica più avanzata rispetto a quella degli altri grandi leader mondiali e che ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 zero emissioni nette.
La Germania, invece, conferma il suo trend negativo posizionandosi al 27° posto. Performance dovuta alla quota ancora considerevole del carbone nel mix energetico nazionale, senza ancora una decisione sul suo phasing-out, e per l’assenza di una strategia per la decarbonizzazione dei trasporti.
A migliorare è invece per la prima volta è la Cina, che lascia le retrovie e raggiunge il centro della classifica posizionandosi al 33° posto, grazie ad una politica climatica più incisiva, che ha adottato norme più stringenti per la riduzione delle emissioni nei settori industriale e abitativo, e all’introduzione di un efficace regime di sostegno delle rinnovabili.
In fondo alla classifica si posizionano l’Arabia Saudita (60) e gli Stati Uniti (59). Con Trump gli Usa sono indietreggiati in quasi tutti gli indicatori compromettendo i passi in avanti degli scorsi anni. Tuttavia segnali positivi giungono dall’inedita Alleanza per il Clima – oltre tremila tra stati, città, imprese nazionali e multinazionali, università e college –  che sta lavorando per mantenere gli impegni assunti a Parigi attraverso un’azione congiunta che bypassa l’amministrazione federale.
Il metodo
Il rapporto di Germanwatch misura le performance dei vari paesi attraverso il Climate Change Performance Index (CCPI), prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030.
Il CCPI si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle rinnovabili che dell’efficienza energetica e per il restante 20% sulla politica climatica.
Il rapporto di Germanwatch

(da QualEnergia.it)
 
 
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