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Inserimento padre RSA Lombardia
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Lettera 
30 luglio 2020 0:00
 
Buongiorno, vi scrivo per avere un consiglio in merito all'inserimento in RSA di nostro padre, che avverrà giovedì 30 luglio 2020. L'inserimento è avvenuto tramite l'assistente sociale, dove nostro padre è residente, che ha gestito il tutto e ci ha messo in contatto con la struttura.
L'assistente, dopo aver richiesto tutti gli isee dei figli (siamo 4 figli) e di nostro padre, ci ha detto che ci sono le condizioni per cui "metà della retta verrà pagata dal comune e metà, però, da noi figli". Premetto che nostro padre è invalido al 100%. Ora la struttura, per l'inserimento del 30 luglio, ci chiede di portare i nostri documenti per la stipula del contratto. Leggendo le sentenze che avete pubblicato e alcuni vostri forum, mi sono spaventato. Mi chiedo, e vi chiedo: cosa dovremmo fare? Ovviamente la firma del contratto da parte nostra è condizione necessaria per l'accoglienza di nostro padre, altrimenti - immagino - ci diranno che ce lo possiamo pure tenere a casa. Ma il problema è un altro: non ci hanno detto con chiarezza chi pagherà la retta sociale e chi quella sanitaria. Possiamo pretendere che questa suddivisione venga segnata nel contratto? Perché non vorrei che nel contratto venga segnato l'intero importo della retta (1.950 euro al mese) e poi un domani, visto che il comune ci ha detto che metà la pagherà il comune e noi 950 euro e basta (che è la somma che percepisce nostro padre mensilmente, tra pensione sociale e accompagnamento) ci troveremo ad accumulare debiti con la struttura che ricadranno su noi firmatari del contratto.
Inoltre, essendo nostro padre percettore di Pensione di Cittadinanza, l'inps ci chiede di dimostrare che la retta della RSA non sia a totale carico dello stato o di altra amministrazione pubblica, altrimenti decade il diritto di percepire la Pdc. Come possiamo dimostrare questo, visto che il contratto con la RSA non sarà tra nostro padre e la RSA ma tra noi figli e la RSA? Non vorrei che ci stiano fregando e vorremmo essere coscienti dei nostri diritti per non incappare in problematiche gigantesche un domani. Come possiamo fare?
Possiamo pretendere che sul contratto sia segnato chi paga la retta sociale e chi quella sanitaria, innanzitutto, da dimostrare all'INPS che non è a totale carico dello stato e quindi mantenere la Pdc? Non vorremmo trovarci al punto che, una volta entrato, decade la Pdc, magari anche l'accompagnamento, magari il comune smette di pagare (visto che non ci ha dato alcuna garanzia che pagherà quei 1.000 al mese, ma solo rassicurazioni a voce) e noi avendo firmato il contratto ci troviamo ad accumulare ingenti debiti?
Ultima domanda: nel caso in cui dovessimo accumulare debiti, ci sarà la possibilità un domani di richiederli indietro? E se sì, come comportarsi ora? Intendo dire, meglio che i bonifici alla struttura avvengano per mano di nostro padre (cioè dal suo conto, dove noi abbiamo delega) oppure da un conto ex novo intestato a noi firmatari?
Vi ringrazio
Nicolò, dalla provincia di MI

Risposta:
se suo padre è stato inserito tramite il pubblico, prima ancora del contratto dovreste ricevere dall'assistente sociale il provvedimento di inserimento, nel quale viene autorizzato l'inserimento e vengono ripartite le quote, 50% sanitaria e 50% ripartita fra Comune e utente. Questo documento ovviamente assolve anche la funzione di provare che non è inserito a carico totale dello Stato ai fini INPS. Quindi è l'assistente sociale che deve fornirvi questo chiarimento e la relativa documentazione. Se questa documentazione esiste, la firma che vi richiedono è solo a garanzia, ma essendo la retta pagata dal servizio sanitario, dal comune e da vostro padre, ben potrete - anche pochi giorni dopo - revocare il vostro impegno personale. Altrimenti si tratta di un inserimento privato (a totale carico di chi firma il contratto) e, come correttamente rileva anche lei, al momento non avete alcun documento con il quale il Comune si impegni al pagamento.
 
 
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