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Coronavirus e centri storici. Chi ha seminato vento comincia a raccogliere tempesta. Come venirne fuori
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Articolo di Vincenzo Donvito
21 maggio 2020 11:52
 
 Parlo di Firenze, ma è come se fosse una qualunque città storica del nostro Belpaese, chè i problemi, accentuati o meno, sono gli stessi.

Angoscia
Camminare per le strade del centro storico di Firenze in questi giorni,
visto che possiamo farlo senza dover spiegare ad un poliziotto se stiamo andando a visitare la “ganza” o la vecchia zia, è un’angoscia.
Alimentata anche dalle notizie di tutti i lavoratori (ma proprio tutti) di questa o quell’altra categoria che si lamentano e che, al momento, sembrano solo interessati a sussidi dello Stato e o dell’amministrazione mucca.

Anche noi in Aduc, che abbiamo la sede nazionale in questo centro storico, mentre come durante il confino continuiamo a raccogliere online quasi tutte le richieste di consulenze e informazioni, nel servizio pomeridiano con plexiglas, mascherine, guanti, gel, finestre aperte, pulizie continue, distanziamenti di vari tipi, etc, abbiamo ricevuto massimo 5 persone in un giorno.
E non crediamo di essere particolarmente messi male.

Le strade del centro sono una fila continua di negozi, bar, ristoranti grandi e piccoli di vario tipo, che si sono moltiplicati in questi ultimi dieci anni, sempre pieni esclusivamente di turisti. Storiche, e che hanno fatto il giro del mondo, le immagini delle resse di note paninerie alle spalle di Palazzo Vecchio. Attività economiche che per locare gli ambienti in cui esercitano pagano affitti da capogiro.

I residenti sono letteralmente scappati dal centro, un po’ meno dal centro che si dispiega, sempre dentro le antiche mura, nel cosiddetto oltrarno (quartieri di Santo Spirito e San Frediano) e con qualche resistente presenza nelle parti più marginali del quartiere di Santa Croce e delle zone ai lati della stazione ferroviaria di Santa Maria Nuova. Ai residenti scappati, i proprietari di immobili (sempre più grandi aziende organizzate alla bisogna) hanno sostituito gli affitti temporanei, più o meno B&B.

Oltre al commercio di vario tipo, il centro storico - dopo lo spostamento del tribunali di piazza San Firenze, la pretura di piazza San Martino e la Corte d’Appello di via Cavour al palazzo di Giustizia di viale Guidoni nel quartiere periferico di Novoli – sì è svuotato di tutto il mondo che vi circolava intorno, inclusi gli studi professionali e le attività economiche connesse (per esempio le tante e storiche cartolerie di via della Condotta, vicino il tribunale di piazza San Firenze alle spalle di Palazzo Vecchio... quelle che sono rimaste sono negozi per turisti).
Molti dei servizi anagrafici del Comune, da Palazzo Vecchio sono stati decentrati in vari altri luoghi.

Cambio del tessuto economico e sociale
Residenti, cittadini che andavano negli uffici comunali di Palazzo Vecchio, professionisti e loro clienti che gravano sugli uffici giudiziari, hanno comportato un cambio del tessuto economico e socfiale. Negozi vari, e altrettanti vari servizi della ristorazione, a parte le grandi catene internazionali con prezzi calmierati per loro specifica politica, si sono modificati. Un solo esempio: una bottiglietta d’acqua di mezzo litro costa mediamente 2 euro *.

Quindi abbiamo un bar attaccato ad un altro, tranci di pizza di “plastica” venduti più o meno da tutti. Bar con qualità maggiore con prezzi da capogiro. Ristorazione veloce che, grazie a tavolini in posizioni prestigiose, comportano “quasi un mutuo” per mangiarci. Negozi di abbigliamento dove, a parte alcune grandi catene internazionali anche loro con prezzi standard, un residente che è venuto in centro per “farsi un giro” ci entra solo per raccontarlo ai propri amici. Trasformazione che ha coinvolto tutto il tessuto commerciale e, spesso, con pesanti ricadute sulla qualità stessa dei prodotti: o troppo alta (con prezzi da capogiro) o molto bassa (con prezzi popolari e qualità “di plastica”).

Clienti di questa sorta di circo Barnum sono essenzialmente i turisti, di vario tipo, inclusi quelli che dalle periferie locali convergono nel centro della città, dai paesini del circondario, da altre città italiane (Firenze è ben posizionata per la sua storia), da altri Paesi europei e da moltitudini organizzate di cinesi (sempre di più e che hanno sostituito i classici giapponesi o americani di un tempo, oggi sempre più meno “intruppati”).

A corollario di questa offerta economica legale, non si può non vedere quella illegale di vari disperati del mondo che appaiono e scompaiono come funamboli al passaggio di vigili o poliziotti, con le loro mediamente brutte mercanzie, dettaglianti di distributori mafiosetti che li usano per spacciare le paccottiglie più o meno importate clandestinamente.

In questo contesto che è simile a molte altre città italiane e non solo, oggi riaprono le attività economiche
E chi ci va a compare le pizze di plastica, le paccottiglie dei disperati, i “bijou” di Ponte Vecchio e non solo? Chi va a prendere un caffè in tutti quei bar, visto che sono inesistenti gli uffici, sono quasi spariti i residenti? E, anche se fra un po’ torneranno i residenti in regione Toscana che oggi possono muoversi per venire a rivedere il proprio bel capoluogo di regione, e domani (forse) verranno i residenti di altre regioni dello Stivale… non ci sarà il “pezzo forte” economico non-italiano su cui si era modificata in questo modo l’economia, trasformato il tessuto sociale, cambiata la presenza residenziale, etc…

Il “creato” di questi ultimi decenni sembra destinato ad essere un monumento di se stesso
I residenti che una volta erano in centro, e che si sono trasferiti nelle periferie o nei centri dell’area metropolitana, con il confino hanno sviluppato una sorta di senso di appartenenza di zona che prima non conoscevano (se andavano a fare la spesa al supermercato un po’ più in là o sgambavano o gironzolavano col cane a distanza che il poliziotto riteneva eccessiva, come minimo si sono beccati una multa di 300 euro). Quindi ci hanno preso gusto alla loro zona, hanno stretto rapporti (a distanza) con persone che prima, affacciandosi alla finestra di casa, a stento salutavano. Riconoscono i volti dei cassieri dei supermercati sottocasa. Magari si sono anche intrattenuti a conversare (a distanza) con nuovi amici di “cassonnetto”. Ed hanno cominciato a spendere meno in generale.

In questa ritrovata o nuova socialità, il centro storico è tagliato fuori
Il centro storico era stato modificato per un consumatore e un utente che oggi non c’è più. Un po’ dovrebbe tornare, ma molto poco: ai fatti oggettivi (riapertura delle frontiere e mobilità e residenzialità economicamente abbordabili… le low cost - treni, aerei e alberghi - saranno molto probabilmente un ricordo del passato) si somma uno soggettivo e fortissimo, la paura… e ci vorranno decenni e decenni, se tutto sanitariamente filerà liscio, per metterla da parte.

E' con questo che oggi i nostri amministratori devono avere a che fare
Sostanzialmente con un errore di valutazione, di osservazione, di conoscenza e di progetto economico fatto in passato. L’amministratore ha basato molto sull’effimero, sul tassello vincente in un breve momento, su una sorta di “tutto e subito”, senza considerare i viventi e le loro debolezze e le loro forze, ma solo i viventi come consumatori di prodotti fini a se stessi e bruciati dopo il consumo.

Occorre ripensare – e velocemente – la città. Il centro dei centri
Anche se tardi, occorre modificare il modello e la pratica del vivente. Che non è tale perché consuma e basta. Ma il vivente che, sceglie sì di consumare, ma che al centro ha socialità e comunità, rapporti con gli altri nella complessa globalità della vita: vita in cui ci sono case per vivere, ristoranti e bar e negozi per consumi di qualità senza farsi spennare, uffici sottocasa. Insomma, anche se i residenti oggi hanno acquisito e sviluppato la loro socialità intorno alle loro abitazioni lontane dal centro storico, quest’ultimo potrebbe diventare una sorta di centro dei vari e nuovi centri.
Ma, visti gli errori del passato, va realizzato un centro dei centri dove non ci si senta estranei e mal tollerati perché, per esempio, scegliendo un ristorante o un bar si viene respinti perché occorre far posto alle “orde” turistiche… brutta immagine? Possibile. Ma partiamo dal presupposto che queste “orde” non ci sono più, mentre ci sono sterminate situazioni di lavoratori e imprenditori che hanno investito nel centro per un consumatore che non c’è più. Mentre i residenti continuano ad esserci e vanno attratti nel centro dei centri.
Qui noi ci fermiamo. Sarebbe bene dare la parola ai vari professionisti e realizzatori di questi ipotetici cambiamenti.

NOTA
* le nostre non sono rilevazioni modello Codacons che, per farsi grande e bello, si è inventato, in questi giorni, il prezzo della tazzina di caffè a 1,70 euro in piedi al banco nel centro di Firenze. Siamo interessati, col nostro tipo di esperienza ed osservazione, alla città e alle sue dinamiche, non a strumentalizzarle per mostrare la nostra presunta bravura.
 
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