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Legalizzazione cannabis e non solo. Dopo il successo dei referendum Usa. Che fare?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
4 novembre 2020 12:29
 
  I primi risultati consolidati dei referendum sulla cannabis e su altre sostanze fino ad oggi illegali, sono espliciti: OK ALLA LEGALIZZAZIONE.
Forse anche frutto dell’alta partecipazione al voto in un Paese abbastanza ostico alla partecipazione al momento elettorale, ora sono 15 gli Stati dove la cannabis è legale. Con le interessanti approvazioni in alcuni Stati della depenalizzazione di ogni tipo di droghe (Oregon) o delle sostanze psilocibine (Washington DC).

L’onda lunga mondiale per legalizzazione e depenalizzazione continua. E il fatto che la conferma avviene in un Paese dove alcuni Stati sono già diversi anni che vivono in regime legale della cannabis, ci indica che le esperienze vissute fino ad oggi sono state giudicate positivamente dall’elettorato, in termini di libertà, salute, ordine pubblico e business. Considerando anche l’influenza del confinante Canada, il primo grande Stato al mondo (dopo il piccolo Uruguay) ad aver legalizzato la marijuana.

Ma oggi più che mai, per quanto gli Usa continuino ad essere un Paese di riferimento per le libertà e per le riforme, non lo sono come un tempo (la rinascita del mondo dopo la seconda guerra mondiale). E sebbene questo ruolo non sarà ininfluente in base ai risultati del voto presidenziale, non ci dobbiamo dimenticare che la legalizzazione della cannabis (e non solo) non è materia esclusiva di uno schieramento pro-repubblicani o pro-democratici. Proprio le legalizzazioni fino ad oggi ci hanno mostrato la trasversalità della questione. E le nuove legalizzazioni sono altrettanto.

Ora noi italiani e noi europei, nonché tutti quelli che vivono in Paesi in cui le droghe sono ancora illegali, dobbiamo far fronte a questa situazione nuova. Incoraggiante per i risultati Usa, ma scoraggiante per quelli tedeschi e neozelandesi.

In Germania il Parlamento ha bocciato una proposta legalizzatrice del Partito dei Verdi, grazie alle divisioni e gli opportunismi dei partiti che “ufficialmente” si sono sempre dichiarati a favore.
In Nuova Zelanda, nonostante la grande affermazione del Labour Party (pro-legalizzazione) alle recenti elezioni politiche, il referendum che impegnava il governo a presentare un progetto di legge legalizzatorio è stato bocciato dagli elettori.

Occorre comprendere questo mix di incoraggiamento e scoraggiamento. Capire cosa non ha funzionato nella comunicazione dei progetti e delle esperienze positive legalizzatorie in corso.
E’ molto probabile che il metodo americano ci debba servire da lezione: non passare dai partiti per l’affermazione della legalizzazione.
 
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