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Coronavirus e scuola dell’obbligo. Una soluzione alla francese?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
4 aprile 2020 9:51
 
  Il ministro francese dell’Educazione Nazionale, Jean-Michel Blanquer, ha reso note ieri 3 aprile le modalità per il rilascio dei diplomi di Baccalauréat e Brevet (Maturità, un anno prima di quella italiana; e esame di terza media -un anno dopo rispetto a quello italiano):
- Risultati della valutazione continua dell'anno: 1°-2°-3° trimestre (punteggi ottenuti al di fuori del
periodo di contenimento);
- Partecipazione degli alunni durante i periodi di confinamento.
Questi elementi saranno inseriti nella relazione scolastica degli alunni, che sarà esaminata dalle giurie di delibera all'inizio di luglio, in vista del rilascio del diploma.

Nel nostro Paese (e non solo) uno dei maggiori problemi riscontrati nelle lezioni a distanza (dove si fanno, ma questo è un altro problema) è stato e continua ad essere quello delle interrogazioni e dei “compiti in classe”. Chi garantisce che l’alunno stia rispondendo o scrivendo senza nessun altro supporto che non quelli consentiti abitualmente? Impossibile saperlo. Aggiungiamo che “copiare” o altri meccanismi di “supporto non consentito” sono secolarmente utilizzati da gran parte degli studenti, e fior fiore di letteratura ce lo ricorda, ci “conforta” e ci fa spesso sorridere (oggi in Rete, proprio in merito, girano ovunque battute, foto e video talvolta anche esilaranti).

Ecco quindi la soluzione francese, che premia il profitto in tempi normali e la presenza/attenzione in questo periodo eccezionale. A noi sembra interessante, e non solo per Maturità ed esame di terza media, ma per tutti gli anni di didattica.
Non è il massimo, certo. Ma, oltre a sentire i nostri ministri (anche specifici) dire che decideranno quando si saprà quando e come gli studenti torneranno in classe, o qualche bislacca proposta di scuole aperte quando, d’estate, dovrebbero stare chiuse (come se oggi, al confino, gli studenti non avessero dedicato il loro tempo alla scuola… e la scuola oltre che didattica è anche tempo, perché crediamo sia bene che gli studenti nella loro quotidianità non siano solo tali)… oltre questo, al momento non abbiamo sentito nulla. E quand’anche gli studenti dovessero tornare in classe, rimane il problema del periodo di confino, che valutarlo “solo” come presenza e attenzione (condotta, in gergo “tecnico”) ci sembra appropriato.

Rimane il problema di cosa accadrà in seguito per l’istruzione di questi studenti, ché comunque sarà un po’ compromessa. Ma questo nessuno può dirlo oggi, francese o italiano o americano o cinese che sia.
 
 
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