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Coronavirus e rimborso viaggi. La 'patrimonialina selettiva'. Consiglio ai consumatori: non prenotate nulla per la prossima estate
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Comunicato di Emmanuela Bertucci
18 aprile 2020 9:45
 
  Ci occupiamo del destino di rimborsi dall'inizio dell'emergenza (1) e riceviamo quotidianamente segnalazioni e richieste di aiuto dei consumatori che ci chiedono se hanno diritto al rimborso di quanto anticipato per un viaggio che non hanno potuto fare – o non faranno – per via del coronavirus.

Il Governo e il Parlamento hanno fatto una scelta ben precisa. Per garantire un po' di liquidità alle imprese del turismo senza sganciare un euro, hanno imposto ai consumatori di fare prestiti a tasso zero al comparto turistico, albergatori in testa; hanno scelto di stracciare il codice civile, il codice del consumo, il codice del turismo e il diritto europeo: nessun rimborso per i consumatori che non hanno fatto il viaggio già pagato, solo voucher, da utilizzare entro un anno dall'emissione.
Se poi il consumatore non utilizzerà quel voucher, magari perchè la sua situazione economica è mutata (non si parla in fondo di questo tutti i giorni su tutti i media nazionali e in tutte le conferenze stampa istituzionali?) e quindi non potrà più permettersi quel viaggio, quel prestito a tasso zero al quale è stato obbligato diventa una “patrimonialina selettiva”: più costoso è il viaggio, che in tempi non sospetti avevi pagato, più paghi.
Il decreto Cura Italia è ormai approdato alla Camera dei Deputati per la prosecuzione dell'iter di conversione in legge e, c'è da scommetterci, passerà con la fiducia.

Il testo uscito dal Senato chiude ogni discussione, in senso fortemente peggiorativo per i consumatori perchè prevede:
- che il consumatore non può opporsi all'emissione dei voucher (“L’emissione dei voucher previsti dal presente articolo assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario”);
- l'emissione del voucher anche quando a recedere dal contratto è l'organizzatore;
- estende i voucher obbligatori, oltre ai viaggi comprati finora, anche a quelli futuri (da fare o da prenotare) entro il 30 settembre 2020.

Se allora, per i viaggi prenotati sinora, il consumatore che non intende accettare il voucher deve far causa, sollevando una questione di legittimità costituzionale e contestando la violazione del diritto dell'Unione europea, per i viaggi futuri può sicuramente “prendere il controllo” della situazione NON prenotando nulla, a meno che non ci si accontenti del voucher in caso poi la vacanza salti...

Insomma, Federalberghi e le altre associazioni di categoria hanno ottenuto una vittoria di Pirro. Per avere in prestito a tasso zero i soldi dei consumatori per i viaggi che dovevano svolgersi in questo periodo perderanno le prenotazioni fino al settembre 2020 – quindi di tutta la stagione estiva – e, soprattutto, perderanno la fiducia del consumatore (e i suoi soldi) che d'ora in poi si guarderà bene dal prenotare alcunchè, solo last minute.

La “patrimonialina selettiva” farà più danni soprattutto a loro.

NOTA

1 - qui l'ultino articolo
 
 
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