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Cannabis legale. Roba da scoppiatelli? Così per media e business italici
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Comunicato di Vincenzo Donvito
18 ottobre 2018 9:10
 
 Da ieri 17 ottobre il consumo e la produzione di cannabis è legale a livello federale in Canada, che diventa il secondo Paese al mondo con una legge in merito (il primo è stato l’Uruguay), e il primo tra i grandi Paesi del mondo. La notizia ha fatto e continua a fare il giro del mondo, con grande risalto mediatico anche sulle prime pagine cartacee e non solo. Secondo la Bbc si tratta di un “tentativo seguito con interesse da tutti gli altri Paesi del mondo”. E’ evidente che la British Broadcasting Corporation non ha preso in considerazione l’Italia, visto che nel nostro Paese, mediaticamente, c’é stato un deserto; a parte qualche articolo striminzito e senza neanche un tentativo di approfondimento della grande stampa (pur se qualcuno ha messo un richiamo in prima pagina), a cui si affiancano silenzi assoluti o trafiletti ripresi da agenzie stampa, che dimostrano la mediatizzazione di routine dell’evento. Cioè, non è un notizia, un evento su cui riflettere, informare, far parlare i protagonisti nel mondo e in Italia delle varie campagne di legalizzazione, far parlare anche i “soloni” del business nostrano (1). Quasi nulla e nulla. Non ci stupiamo.
Uno dei due partiti di governo (M5S) sostiene in modo distratto, e dietro le tende, di essere per la legalizzazione, ma che questo obiettivo non rientra nel suo programma di governo con la la Leganord, partito che non disdegna mai, quelle rare volte che si esprime in merito, di pronunciarsi con le più banali, inutili e dannose affermazioni del tradizionale bagaglio degli ignoranti (per scelta e volontà): il suo leader, ministro dell’Interno, dà fuoco alla sua funzione nel trattare la questione esclusivamente in termini di maggiore repressione (come se in questi ultimi decenni non fosse stato fatto altrettanto e i risultati disastrosi e peggiorativi non fossero sotto gli occhi di tutti). Comunque, non ci aspettiamo niente di diverso da chi ci governa, ognuno fa i patti che crede con gli elettori e spetta a lui rispettarli. Rimaniamo invece perplessi per il comportamento dei media, partendo dal presupposto che al momento vigono ancora normative che consentono di dissentire da chi ci governa e ci amministra; pur se siamo consapevoli che la censura più dolorosa è quella che, ai fini del proprio business, i media e gli individui si impongono.
Una situazione che dovrebbe continuare ad alimentare la nomea che la legalizzazione della cannabis è una questione da “scoppiatelli”, cannaioli, viziati. Ma il mondo (quello che ci ricorda la Bbc) va in altro modo. Le libertà individuali, l’ordine pubblico, il business, i posti di lavoro, l’imprenditoria, la finanza, ovunque la legalizzazione sta prendendo forma (Canada al primo posto) sono argomento all’ordine del giorno, con risultati, speranze, entusiasmo, attenzioni, studi, confronti. In Italia, invece, si dedicano pagine ed editoriali ai successi della Fca (la ex-Fiat oggi made in Usa), con elogi e sperticate emozioni e valutazioni. Ma si ignora che quello della produzione di automobili non è il business del futuro, ma solo quello del passato che sopravvive e che se dà qualche percentuale positiva, sono solo ultimi colpi di coda di un corpo molto vicino a diventare cadavere e che, non a caso nella storia Fiat, per evitare lo sfacelo totale, ha dovuto rivolgersi lì dove la finanza e il capitale muove ancora qualcosa (Usa). Il business della cannabis? Non esiste. Il giornale degli ex-padroni italiani del vapore ne dà notizia con uno trafiletto di routine, forse sfuggito alla direzione che sembra intenta solo a rosicare un qualche zero virgola in più al governo, coi suoi titoloni e i suoi approfondimenti, per far accumulare qualche euro in più ai membri della propria corporazione. Sviluppo? Suvvia, lo slogan e la realtà sono solo sopravvivenza, anche se poi in qualche simposio gli affiliati di questa corporazione si sprecano lamentando la scarsa attenzione agli investimenti dei provvedimenti governativi.
Il mondo, come sempre, va altrimenti. E’ quello ben descritto dalla Bbc. L’Italia? In panchina a vedere dove gira il vento, e senza neanche prepararsi ai più che molto probabili cambiamenti. Sembra proprio che non faccia parte del proprio DNA.

1 – il giornale della Confindustria, IlSole24Ore, ne ha dato notizia con un trafiletto

 
 
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