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La violenza sui medici, un'epidemia mondiale
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Articolo di Redazione
6 maggio 2019 18:18
 
 La violenza contro i medici sul loro posto di lavoro “non è un fenomeno nuovo” ricorda l'“Indian Journal of Psychiatry”. Ma in questi ultimi anni questo fenomeno sembra essere cresciuto, con diversi Paesi come “Cina, Israele, Pakistan o Bangladesh” dove le statistiche in materia mostrano percentuali di aggressioni “maggiori rispetto ai Paesi occidentali”. E in Occidente, alcuni studi che risalgono agli anni 1980 mostrano che “il 57% degli addetti ai pronto soccorso in Usa era già stato minacciato con un’arma”, mentre “il 52% dei medici del Regno Unito” avevano segnalato di aver dovuto far fronte ad “una qualche forma di violenza”.
Formazione e tolleranza zero
Le professioni mediche erano “trattate con rispetto” nelle società tradizionali, ma l’arrivo della medicina moderna ha prodotto un “aumento generale dei costi sanitari tendente a degradare l'immagine del medico”, probabilmente sospettato di essere meno disinteressato di prima. Oltre ad un probabile aumento reale della violenza contro coloro che prestano cure, c’é da aggiungere che i social network e la stampa hanno anche aiutato a stimolare l'attenzione dell’opinione pubblica e delle professioni mediche su questi attacchi, "diffondendo ampiamente" informazioni a riguardo. Ma se "quasi tutti i medici si preoccupano" di questa violenza che può raggiungerli sul loro posto di lavoro, indipendentemente dal loro Paese o dal loro modo di esercitare la professione, va notato che "pochissimi medici sono addestrati a evitare o gestire tali situazioni”. Secondo un recente studio in India su 151 medici, 6 di loro (meno del 4%) avevano "ricevuto una formazione ufficiale in comunicazione efficace" e solo "cinque di questi medici appartenevano a un reparto psichiatrico dove questo tipo di formazione faceva parte del loro curriculum."
Non considerare più la violenza come inevitabile
Per ridurre il rischio di incidenti gravi, gli autori ritengono che "tutte le istituzioni mediche dovrebbero avere una videosorveglianza e tolleranza zero per la violenza sul posto di lavoro. Queste contromisure esistono già, ad esempio, nel Regno Unito e in Australia, dove gli atti di violenza sono sistematicamente segnalati alla polizia. Ma soprattutto, abbiamo bisogno di "un cambiamento sociologico lì dove culturalmente si accetta la violenza" per non considerarla più come "una componente inevitabile del comportamento umano". E un tale cambiamento di prospettiva "non riguarda solo gli individui, ma si deve estendere anche alle comunità e ai singoli Paesi."

(articolo di Alain Cohen, pubblicato sul Journal International de Médecin – Jim.fr del 06/05/2019)

Riferimento editoriale
Indla Ramasubba Reddy and coll.: Violence against doctors: A viral epidemic? Indian Journal of Psychiatry, 2019 ; 61-4 : 782–785.
 
 
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