Ue. Il fronte contrario alla ricerca sugli embrioni si sta sgretolando

Vacilla la coalizione dei cinque Paesi contrari all’utilizzo dei fondi comunitari per la ricerca con gli embrioni. Il Governo spagnolo, che era della partita fino all’anno scorso, sta cambiando orientamento. E anche Irlanda e Portogallo si mostrano sempre piu’ restii a prendere posizione contro i piani della Commissione Europea per ottenere tessuti sostitutivi dagli embrioni umani. Il 3 settembre, in un incontro a Vienna, c’erano solo i rappresentanti di Germania, Austria e Italia a difendere la posizione avversa. Ma il loro No non e’ sufficiente a formare la cosiddetta “minoranza d’interdizione” da far valere al Consiglio dei ministri per la Ricerca il prossimo 22 settembre.
Come ha spiegato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung il Segretario di Stato alla Ricerca, Catenhusen, a Vienna i tre Paesi hanno riaffermato la loro contrarieta’ alla ricerca sugli embrioni soprannumerari, convinti che anche un embrione di pochi giorni e composto di appena duecento cellule sia da considerare una persona cui lo Stato debba garantire dignita’, impedendo che sia ridotto a mero oggetto terapeutico. Questa posizione verra’ ribadita il 22 settembre, ma avra’ meno forza di un anno fa.
A determinare il collasso della coalizione contraria al Piano Busquin e’ stato soprattutto il dibattito sulla bioetica che si e’ svolto in Spagna. Il 27 luglio il Governo Aznar ha presentato un disegno di legge relativo alla ricerca con gli embrioni, con cui si faciliterebbe l’utilizzo degli embrioni congelati gia’ esistenti e finora sottratti alla ricerca. Il disegno di legge fa discutere, ma appare evidente l’atteggiamento diverso di Aznar. Non per nulla il suo Governo ha declinato l’invito a partecipare alla riunione anti-Busquin di Vienna.
In Portogallo non e’ stata ancora presentata una legge specifica, ma c’e’ un dibattito in corso simile a quello spagnolo, e a Vienna era presente solo un funzionario d’ambasciata. In quanto all’Irlanda, sembra che la Gran Bretagna le stia facendo pressione perche’ non contribuisca a ritardare la ricerca con le cellule staminali.
Resta da vedere che cosa succedera’ qualora i ministri per la Ricerca non trovassero l’accordo su una direttiva unitaria per la ricerca con le staminali. Il tempo stringe, la scadenza e’ a fine anno. La Germania preme perche’ la Commissione non tenti di imporsi contro il Paese che finanzia per un quinto il bilancio comunitario. Ma dietro le quinte si cercano spasmodicamente dei compromessi onorevoli. Il piu’ importante sembra essere il seguente: la Ue non finanzierebbe la distruzione diretta degli embrioni, pero’ istituirebbe una banca di cellule staminali e contribuirebbe finanziariamente alla ricerca e alla produzione di tessuti sostitutivi. Un compromesso di tale portata presuppone pero’ che tutte le parti in causa siano disposte a fare enormi concessioni, ed e’ per questo che nessuno osa venire allo scoperto prima del 22 settembre.