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Stati Uniti d'Europa. Coronavirus: se una tragedia non basta per realizzare la sanità europea
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Articolo di Primo Mastrantoni
12 novembre 2020 12:12
 
 Qualcuno pensa che i microorganismi, il Coronavirus in questione, si fermino alle frontiere e che abbiano bisogno di un passaporto per attraversarle.

Così, i Paesi membri dell'Unione europea sono restii a seguire quello che ciascuna persona di buon senso farebbe: avere una politica sanitaria europea comune.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto la istituzione dell'Unione sanitaria europea, attraverso la quale attivare maggiore coordinamento e misure per lo sviluppo, lo stoccaggio e gli appalti di prodotti medici necessari a affrontare le crisi sanitarie.

L'Unione sanitaria si realizzerebbe con l'istituzione della Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie, il rafforzamento delle due agenzie europee già esistenti, quali il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc), con il compito di sorveglianza e controllo dei piani pandemici nazionali, la predisposizione di una rete di laboratori e la formazione di strutture sanitarie di rapido intervento; l'altra struttura da potenziare è l'Agenzia europea del farmaco (Ema), alla quale dovrebbe essere demandato il compito di controllo dei vaccini e della riserva di materiale sanitario.

Ma gli Stati comunitari sono riluttanti a cedere le proprie competenze. Risultato: risposta negativa alla richiesta della Commissione di sottoporre a verifica, nel periodo estivo, i sistemi sanitari nazionali, in vista della seconda ondata pandemica, che ora è in corso.

Già nei mesi scorsi avevamo chiesto alla Commissione europea l'istituzione di un ministero della Salute europeo, ma la voglia di sovranismo alligna anche in questo settore.
E' il nazionalismo sanitario che ha concorso alla attuale tragedia.
Quali ulteriore prezzo i cittadini devono ancora pagare per ottusità dei governi nazionali?
 
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