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Ridurre i consumi di prodotti caseari fa bene anche al clima
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Articolo di Redazione
23 febbraio 2019 17:41
 
 Mangiare meno (o per niente) carne per lottare contro la deregolamentazione climatica. La misura è ben conosciuta….. E in questo, yogurt, creme e formaggi sono lasciati tranquilli. Ma in un rapporto del 2010 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), la produzione, la trasformazione e il trasporto dei prodotti caseari sono valutati come responsabili di circa il 4% delle emissioni mondiali di gas ad effetto serra. Una incidenza che è cresciuta del 18% tra il 2005 e il 2015 (secondo un altro rapporto della FAO di gennaio 2019) grazie alla domanda dei consumatori. Nel mondo, 6 miliardi di esseri umani si nutrono di latte o di prodotti caseari. Nel 2014, questo mercato rappresentava 293 miliardi di euro.
Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, la maggioranza delle emissioni provengono alle aziende, e non dai trasporti. Il principale gas ad effetto serra rigettato nell’atmosfera è il metano (che ha un effetto riscaldante 30 volte superiore alla CO2). Esso è prodotto dalla digestione degli animali, soprattutto bovini, ed emerge anche da letame stoccato o diffuso nei campi. In seconda posizione si trova l’ossido di azoto (N2O, che ha un effetto riscaldante 280 volte superiore al CO2) emesso dagli escrementi e la coltivazione dei cereali per il cibo destinato agli animali.
L’industria casearia non è rimasta insensibile di fronte a questa situazione. “Le emissioni sarebbero aumentate del 38% e non del 18% se i metodi di produzione non fossero stati migliorati nell’ultimo decennio”, dice lo studio della FAO. Questo sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Ma, con l’aumento della popolazione mondiale, il consumo di questi alimenti dovrebbe raddoppiare entro il 2050 (in rapporto al 2005). Per evitare questo, esistono delle alternative vegetali meno dannose per il Pianeta, come il latte di avena, di soia e di mandorla. Gli ultimi due continuano comunque a contribuire rispettivamente alla deforestazione e all'esaurimento delle risorse idriche.
L’ideale, quindi, è ridurre il loro consumo. Inoltre, questo sarebbe un bene per la salute. In uno studio pubblicato a metà gennaio da The Lancet e la commissione HEAL sui piatti ideali per nutrire 10 milioni di persone, non dovremmo consumare più di 250 grammi di prodotti caseari al giorno. Consumarne in eccessiva quantità provocherebbe una fragilizzazione delle ossa.

(articolo di Aude Massiot, pubblicato sul quotidiano Libération del 23/02/2019)
 
 
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