Negazione del diritto ad abortire. Occorre cambiare la legge, con un referendum


Non c’è proprio verso… quando si tratta di aborto, quelli che sono contrari (e lo sono per motivi ideologici) non riescono a distinguere tra peccato e reato. Abitualmente si dicono pluralisti e democratici, ma in merito cercano tutti i metodi per impedire l’interruzione volontaria di gravidanza.
E’ così da quando, cancellando il precedente reato contro la stirpe, nel 1978 l’aborto è diventato un diritto.

In questi anni, con un crescendo, il metodo principale è stato quello dell’obiezione di coscienza di medici e personale ospedaliero, diritto individuale che di fatto ha impedito il diritto di tutti. Oggi (dati 2021 del Sistema di Sorveglianza Epidemiologica delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza IVG), sono obiettori il 63,4% dei ginecologi, il 40,5% degli anestesisti e il 32,8% del personale non medico con ampie variazioni regionali per le tre categorie (ci sono regioni in cui non si abortisce e ci si può rivolgere solo ad altre regioni dove, pur con difficoltà, il diritto è accessibile).

Per questo motivo è “da sempre” che viene chiesto un qualche cambiamento della legge perché, nel rispetto del diritto all’obiezione di coscienza, si possa garantire l’applicazione della legge in ogni ospedale. Ma non è mai successo nulla, ché anche quelli favorevoli all’aborto hanno semre avuto il timore di metter mano alla legge, temendo incursioni “peggiorative” da parte dei contrari.

E per questa “timidezza” e “paura”, ci ritroviamo nella situazione di oggi: il governo intende inserire negli ospedali (ha approvato, per ora, un emendamento) una consulenza da parte di associazioni contrarie all’aborto, che dovrebbero facilitare la rinuncia da parte delle donne che hanno chiesto l’interruzione. Governo che, fin dall’insediamento aveva detto che non avrebbe toccato il diritto ad abortire… e, in effetti, il diritto non viene toccato, ma lo si rende meno fruibile… un lavoro, come si dice, “di fino”.

E’ triste e sintomatico come a fronte di questa restrizione, coloro che a suo tempo non avevano fatto nulla (pur essendo al governo) per rendere il diritto reale e non una sorta di corsa ad ostacoli, oggi protestino per questo emendamento. E’, purtroppo, una vecchia storia di “incoscienza legislativa”, che si manifesta solo quando “il latte è versato” e mai in fase preventiva. Succede, per esempio, con le norme anti inquinamento che vengono approvate, con costi di applicazione molto maggiori, quando siamo tutti col mal di gola e malattie per le schifezze che respiriamo… figurati se non dovrebbe accadere anche per l’aborto.

Sull’aborto crediamo debba essere posta molta attenzione, perché (vedi cosa succede in Polonia e Usa, per esempio) è materia di dilianazione politica e umana. Anche se i contrari all’aborto sanno bene che nessuna legge obbliga una donna ad abortire… non c’è verso: vuoi la commistione ideologica tra peccato e reato, vuoi l’uso strumentale dell’aborto per modificare alcuni assetti istituzionali… appena possibile, ecco che le restrizioni per l’aborto vengono fuori e diventano anche spartiacque per tante altre cose.

Impossibile mettere la parola fine quando c’è di mezzo il convincimento religioso e l’opportunismo politico, ma si potrebbero usare strumenti che rendano più difficile lo stravolgimento del diritto e il suo uso strumentale.

Occorre quindi modificare l’attuale legge, per blindarla e rendere complicata la sua disapplicazione.

Per esempio: come in tutti gli ospedali si fanno le operazioni d’appendicite, dovrebbe essere altrettanto per l’aborto. C’è tanto personale ospedaliero che pratica l’obiezione di coscienza? Ogni ospedale dovrebbe provvedere, modulando e anche modificando il proprio personale, perché l’aborto sia sempre possibile. 
Perché all’interno degli ospedali ci devono essere associazioni e/o consultori che interagiscono con la volontà dell’abortiente? Ci sono forse altrettanti mezzi dissuasivi per l’appendicite?

Per fare questo crediamo occorra trasversalità civica che non sia condizionata da questo o quell’altro partito che – sempre – pospongono il diritto individuale all’opportunismo politico e di potere. 
Occorre un referendum.
Paura di perderlo? E’ un film già visto che non avendolo voluto programmare nella propria agenda politica, ci ha portato alla situazione di oggi. Vediamo anche se oggi buona parte del governo si voglia assumere la responsabilità (non nelle aule delle commissioni parlamentari, ma al cospetto anche dei propri elettori) di continuare a rendere più difficile il diritto individuale all’interruzione della gravidanza.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

CHI PAGA ADUC
l’associazione non percepisce ed è contraria ai finanziamenti pubblici (anche il 5 per mille)
La sua forza economica sono iscrizioni e contributi donati da chi la ritiene utile

DONA ORA